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lunedì 11 marzo 2013

Svolta storica: stop definitivo ai test sugli animali per i cosmetici


Sapone, shampoo, deodoranti e dentifrici, fino ai più costosi ed elaborati prodotti dell'industria cosmetica. Da oggi, per tutte queste categorie di prodotti l'Europa impone lo stop completo alla sperimentazione animale: i cosmetici sperimentati sugli animali non possono più essere commercializzati nell'Unione europea: giunge così alla fine il periodo di graduale eliminazione dei test sugli animali per i prodotti cosmetici in Europa.
Una vittoria per il mondo ambientalista, ma soprattutto un grande punto di svolta per un mondo - quello della cosmesi - che in Europa vale più di 70 miliardi di euro (rappresentando circa la metà del mercato mondiale, secondo i calcoli della Commissione Ue) e occupa direttamente 184mila persone. Un mercato enorme, per il quale anche (e soprattutto?) in tempo di crisi - con il cosiddetto effetto rossetto - c'è chi registra andamenti controcorrente: come Jordan Smoller, docente di psichiatria ad Harvard, che ricorda come durante la Grande Depressione le vendite di cosmetici aumentarono del 25%.
Ormai dieci anni fa - con la direttiva 2003/15/CE - sono state introdotte le disposizioni relative alla sperimentazione animale. In base a tali disposizioni, riassunte in una nota della Commissione, nell'Unione la sperimentazione sugli animali è già vietata dal 2004 per i prodotti cosmetici e, a partire dal 2009, per gli ingredienti presenti nei prodotti cosmetici ("divieto di sperimentazione"). Dal marzo 2009 è vietata anche la commercializzare nell'Unione di prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati sugli animali ("divieto di commercializzazione"). Il termine ultimo per il divieto di commercializzazione relativamente agli effetti sulla salute umana contraddistinti da maggiore complessità (tossicità a dose ripetuta, comprese la sensibilizzazione cutanea e la cancerogenicità, tossicità riproduttiva e tossicocinetica) era però stato prorogato fino all'11 marzo 2013. Oggi, anche quest'ultimo e definitivo vincolo entra dunque in vigore.
Con quali effetti? Per cominciare, nessuno dei cosmetici già in commercio - la cui sicurezza dunque è già stata accertata - verrà tolto dagli scaffali, e gli stessi prodotti (anche se precedentemente testati su animali) potranno essere venduti in futuro.
Lo stop completo ai test introduce però un pesante vincolo. Dato che, per stessa ammissione della Commissione Ue, «ancora non è del tutto possibile sostituire la sperimentazione sugli animali con metodi alternativi», nei casi in cui non sarà possibile effettuare una valutazione conclusiva sulla sicurezza del prodotto a causa di un determinato elemento, tale ingrediente non potrà essere utilizzato. D'altronde, «la Commissione ha esaminato attentamente le ripercussioni del divieto di commercializzazione e ritiene che esistano motivi imperativi a favore della sua imposizione. Questo punto di vista corrisponde a quello di molti cittadini europei, profondamente convinti che lo sviluppo di prodotti cosmetici non giustifichi i test sugli animali». Al primo posto, quindi, rimane la sicurezza per il consumatore. Di fianco, ormai, al ritrovato rispetto per il mondo animale.
«Il divieto imposto nell'Unione Europea - dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - segnerà una pagina importante a livello mondiale per il superamento dei tanti, troppi, e spesso inutili esperimenti fatti sulla pelle degli animali: le aziende cosmetiche utilizzeranno altri metodi per testare i vari prodotti, diventando così un esempio per tutti i settori che continuano, invece, ad utilizzare lo strumento della sperimentazione infliggendo agli animali terribili sofferenze».
La via dell'innovazione diventa dunque la nuova strada obbligata da perseguire per l'industria cosmetica, nella speranza che la stessa venga seguita anche dagli altri settori ancora inseriti all'interno della sperimentazione animale, in primo luogo l'industria farmaceutica. Se per un bene voluttuario come una crema per il corpo è moralmente indiscutibile la scelta di favorire la difesa degli animali, non è così facile esprimere lo stesso giudizio riguardo la produzione di farmaci: starà alla scienza tracciare l'avanguardia in proposito, e in questa corsa la vecchia Europa parte in grande vantaggio.
Articolo di Luca Aterini

mercoledì 30 gennaio 2013

Serve un NO definitivo ai neonicotinoidi - Firma la petizione


In relazione alla Sentenza definitiva dell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), che dichiara gli insetticidi neonicotinoidi incompatibili con fertilità e vita, Slow Food Italia, Unaapi e Legambiente chiedono che l’Italia ritiri immediatamente e in via definitiva l’autorizzazione all'uso prodotti concianti  e granulari che decimano api e insetti utili e che si impegni affinché l’Ue si adegui urgentemente a quanto accertato dalla scienza. 

Il rapporto scientifico sull’effetto sulle api dei preparati chimici concianti e granulari a base di insetticidi sistemici, autorizzati in Europa per i trattamento del mais e di altre colture, contiene conclusioni definite “inquietanti” dalla stessa Commissione Europea. «Si conferma – sottolinea Francesco Panella, presidente di Unaapi -  il nesso causale tra l’uso degli insetticidi neonicotinoidi, thiamethoxam, clothianidin e imidacloprid, e la drastica riduzione nella Ue della popolazione dei preziosi impollinatori, con morie mai attestate prima nei vari Paesi membri, che raggiungono medie annue drammatiche, anche oltre il 30%». 

Gli scienziati dell’EFSA hanno analizzato e valutato molteplici studi indipendenti, tra cui il progetto scientifico multidisciplinare pubblico Apenet promosso dal Ministero dell’Agricoltura italiano, giungendo a conclusioni tali da indurre l’EFSA a una radicale contestazione delle autorizzazioni concesse dalla Commissione Europea.

«L’emergenza impollinatori/concianti – ha affermato Frederic Vincent, portavoce del Commissario Europeo alla salute e politica dei consumatori Tonio Borg - sarà oggetto il 31 gennaio del prossimo Comitato permanente della sicurezza alimentare, con l’espressione dei rappresentanti dei 27 Stati membri». Il portavoce della Ue ha precisato che Bruxelles è pronta a «prendere le decisioni necessarie» per far fronte al problema. 

«E' la conferma ufficiale e definitiva – commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - di quanto hanno sostenuto studi e battaglie ambientali portati avanti in questi ultimi anni in Italia da ricerca pubblica, cittadini, associazioni e apicoltori. È pertanto auspicabile che ora si proceda a un stop definitivo all’uso di questi insetticidi neonicotinoidi». 

«Il credito dato dalle tre associazioni alle conclusioni dell’EFSA non è in contraddizione con le critiche che da sempre, e ancora recentemente in occasione delle celebrazioni del decennale, le stesse hanno espresso nei confronti del modus operandi dell’autorità europea per la sicurezza alimentare» dichiara Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, «anzi, dimostra che avevamo ragione noi a chiedere che l’Autorità europea si ponesse nelle condizioni di collaborare con la ricerca pubblica e con il mondo della produzione. In questa occasione la sinergia ha funzionato e i risultati si sono visti». 

Slow Food, Unaapi e Legambiente chiedono dunque al Governo italiano:

- che esprima in tutte le sedi comunitarie l’urgenza di immediato ritiro delle autorizzazioni d’uso dei concianti e preparati granulari a base di insetticidi sistemici;

- che ritiri l’autorizzazione d’uso in Italia, reiteratamente sospesa dal 2008 fino al 31 gennaio 2013, dei concianti sistemici per il mais Regent (BASF), Poncho, Gaucho (Bayer) e Cruiser (Syngenta);

- ritiri l’autorizzazione d’uso del preparato granulare per il mais Santana (Sumitomo) concessa nel 2012;

- si attivi per l’urgente e adeguata rivalutazione sia comunitaria e sia nazionale di tutte le autorizzazioni d’uso di preparati fitosanitari a base di insetticidi sistemici.

Per sostenere queste richeste rispondi a questa petizione:  change.org/salviamoleapi


Abbiamo solo un paio di giorni per chiedere all'Unione europea di vietare questi pesticidi senza indugio.