Visualizzazione post con etichetta Api. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Api. Mostra tutti i post

giovedì 13 settembre 2018

Togliere un nido d'api dalla propria casa è un'operazione costosa?

Se le api nidificano in un anfratto o in una intercapedine murale della vostra casa siete di fronte ad un
un problema non facile da risolvere se non con l'aiuto di un esperto del settore, ovvero di un apicoltore. Per tutti gli altri tipi di insetti ci sono delle ditte specializzate che possono fare questi tipi di lavori, per le api invece si tratta di insetti ad alto rischio di estinzione e per questo viene richiesto dalle autorità l'ntervento di apicoltori che possano, una volta smantellato favo per favo l'alveare, mettere in salvo la famiglia d'api e darle la possibilità di riprodursi dopo essere stata deposta in un apposito apiario. Anche se gli apicolturi usano tutte le dovute precauzioni con tute e guanti indicati, l'operazione di eradicazione dell'intero alveare può comportare un aumento dell'aggressività naturale delle api che, per difendersi, tentano di dare quante più punture possibili all'apicoltore. Nonostante le tute protettive l'apicoltore può sempre essere soggetto a punture (soprattutto quando il lavoro continuo e la relativa sudorazione rende i tessuti della tuta più aderenti alla pelle).
Il lavoro di eradicazione, contrariamente alla cattura di uno sciame, può avere dei costi che variano da regione a regione, ma in generale possiamo dire che il compenso richiesto da un apicoltore non scende mai al di sotto della cifra di 500.00 euro

lunedì 11 agosto 2014

Il 2014 un anno da dimenticare per i produttori di miele

(ANSA) - TORINO, 11 AGO - Il clima di quest'anno ha comportato gravissimi danni agli apicoltori piemontesi. La rilevazione è di Coldiretti. Solo nel miele di acacia si calcolano perdite pari a 5 kg di miele per ogni alveare. Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del "millefiori" non hanno fornito raccolti soddisfacenti. Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte, chiede di valutare "misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale".

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Annata da dimenticare per l'apicoltura in Piemonte

| 11/08/2014L’inconsueto andamento climatico di quest’anno, con un brevissimo anticipo di bel tempo subito dopo la fine dell’inverno, seguito da un interminabile periodo di piogge e temperature pressoché costantemente al di sotto della media, ha determinato gravissimi danni agli apicoltori della nostra regione.
I danni maggiori derivano dalla perdita, in molti casi totale, del raccolto di miele di acacia dove, a fianco di produzioni pressoché nulle, si registrano valori dell’ordine dei 5 kg di miele per ogni alveare.
Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del “millefiori” non hanno fornito raccolti soddisfacenti ed il castagno, pur se in netta ripresa dopo i successi conseguiti con la lotta biologica al cinipide, a causa delle piogge e temperature ha anch’esso deluso, salvo alcune situazioni, chi sperava di recuperare un po’ delle perdite subite.
Scarse anche le speranze di un recupero con la raccolta della melata a causa del perdurare del mal tempo.
A fare di quest’annata un’annata da dimenticare, a fianco della perdita dei raccolti di maggiore interesse, si pongono i crescenti problemi per le lotta alla varroa e le preoccupazioni per la possibile diffusione della Vespa velutina nella nostra regione.
“Si tratta di condizioni eccezionali, di cui quasi non si ha memoria, che rischiano di mettere in grandissima difficoltà numerose imprese del settore per le quali – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte - chiediamo che in tutte le sedi competenti venga valutata la possibilità di attivare, con urgenza, misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale”.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Coldiretti: "Annata disastrosa per l'apicoltura in Piemonte"

Coldiretti: "Annata disastrosa per l'apicoltura in Piemonte"
L’inconsueto andamento climatico di quest’anno, con un brevissimo anticipo di bel tempo subito dopo la fine dell’inverno, seguito da un interminabile periodo di piogge e temperature pressoché costantemente al di sotto della media, ha determinato gravissimi danni agli apicoltori della nostra regione.
I danni maggiori derivano dalla perdita, in molti casi totale e poco meno, del raccolto di miele di acacia dove, a fianco di produzioni pressoché nulle, si registrano valori dell’ordine dei 5 kg di miele/alveare. Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del “millefiori” non hanno fornito raccolti soddisfacenti ed il castagno, pur se in netta ripresa dopo i successi conseguiti con la lotta biologica al cinipide, a causa delle piogge e temperature ha anch’esso deluso, salvo alcune situazioni, chi sperava di recuperare un po’ delle perdite subite.
Scarse anche le speranze di un recupero con la raccolta della melata a causa del perdurare del mal tempo. A fare di quest’annata un’annata da dimenticare, a fianco della perdita dei raccolti di maggiore interesse, si pongono i crescenti problemi per le lotta alla varroa e le preoccupazioni per la possibile diffusione della Vespa velutina nella nostra regione.
“Si tratta di condizioni eccezionali, di cui quasi non si ha memoria, che rischiano di mettere in grandissima difficoltà numerose imprese del settore per le quali – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte - chiediamo che in tutte le sedi competenti venga valutata la possibilità di attivare, con urgenza, misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale”
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
apicolturaI cambiamenti climatici, le basse temperature e le piogge intense che hanno flagellato il Paese, in primavera e in questo inizio di estate, hanno “affaticato” anche le api, tanto che il raccolto di miele italiano rischia di essere seriamente compromesso e disomogeneo per aree.
A Nord e a Sud dello Stivale i dati più preoccupanti:l’apicoltura registra una pessima stagione produttiva con percentuali che sfiorano il -70%. Meglio nelle regioni centrali dove il calo della produzione dovrebbe attestarsi sul -40%. “Anche se abbiamo leggere speranze di recuperare, molto dipenderà dal tempo e dall’agognato avvento della bella stagione, che tarda ad arrivare  - spiega Hubert Ciacci, presidente della “Settimana del Miele” di Montalcino- risultano già penalizzati i raccolti di miele di acacia, di cui la Toscana è tra le pochissime regioni produttrici, di agrumi nelle aree del Sud e, molto negativa, anche la produzione dei millefiori estivi e di mieli provenienti dalle regioni del Nord Italia”. Il bilancio definitivo del raccolto 2014 si saprà alla “Settimana del Miele” (Montalcino, 12-14 settembre 2014), gli “Stati Generali” dell’apicoltura, ma, intanto, arrivano i numeri di questo settore che si appresta a registrare i minimi storici sul fronte della produzione.



Ma l’apicoltura è anche un settore economico dai numeri importanti, in cui cresce l’occupazione, soprattutto giovanile, perché la domanda di prodotti apistici cresce più dell’offerta e salgono, di conseguenza, le quotazioni del miele. Un settore “giovane” anche perché per avviare un’attività l’investimento è contenuto: bastano 50-70.000 euro per creare un allevamento professionale. Numeri che, nel complesso, fanno dell’apicoltura un settore che vale 70 milioni di euro, impiega 50.000 apicoltori e sfiora quota 1,1 milioni di alveari in tutto il Paese, per una produzione media di 200.000 quintali di miele l’anno. “L’Italia, infatti, si conferma – continua Ciacci – uno dei pochi Paesi in cui le api “stanno bene” anche se chiedono, per continuare a svolgere il servizio di impollinazione che offrono all’agricoltura, valutato 3,5 miliardi di euro, maggiore attenzione sull’utilizzo dei prodotti chimici e sulle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici”.
Un’attenzione che anche il presidente degli Stati Uniti, Obama, ha mostrato di avere verso le api, tanto che ha firmato un documento ufficiale che sollecita un provvedimento del governo federale sulla questione che da qualche anno mette l’ape comune in una posizione di estrema responsabilità nei confronti del futuro dell’umanità. “Quando si parla di api non si parla solo di miele – commenta Ciacci – ma anche di agricoltura e della produzione di tutti quei prodotti che comunemente portiamo sulle nostre tavole, dalle mele alle mandorle, dalle pesche alle pere, dalle melanzane all’uva, dai cetrioli alle fragole, solo per citare alcune delle 71 colture su 100, che provvedono all’alimentazione umana, che vengono impollinate dalle api. Senza le api, agente fondamentale di queste colture, si prospetta uno scenario catastrofico”.
A Montalcino per la “Settimana del Miele” (12-14 settembre 2014) oltre a fare il punto sulle prospettive e gli scenari futuri che si aprono per gli insetti impollinatori, e per l’umanità, si potranno scoprire e degustare anche molte varietà di miele, dalle più note e utilizzate come acacia, millefiori, castagno e girasole, alle meno conosciute come il miele di spiaggia, di corbezzolo, di marruca, di melata di abete e tanti altri ancora.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

APICOLTURA IN CRISI, BILANCIO 2014 IN ROSSO E APIARI INFESTATI DAGLI ACARI PARASSITI

La Giunta regionale, su proposta del vicepresidente e assessore alle Risorse agricole e forestali Sergio Bolzonello, ha approvato il Programma triennale per l’Apicoltura 2014-2016. L’obiettivo del Programma, che verrà attuato dai Consorzi apistici provinciali, è quello di favorire lo sviluppo qualitativo e quantitativo del settore, ritenuto indispensabile per l’economia agricola regionale e per la salute dell’intero ecosistema.
Nel 2013 hanno operato in Friuli Venezia Giulia 1.328 apicoltori che hanno denunciato il possesso complessivo di 31.271 alveari (in aumento del 12 per cento rispetto al 2011) in circa 1.900 apiari. I dati raccolti dal Laboratorio Apistico Regionale (LAR) però danno conto di un bilancio 2014 tutt’altro che positivo, con una recrudescenza della varroasi, una delle più nefaste patologie che colpiscono le api, dovuta ad un aumento dei fenomeni di resistenza ai presidi sanitari autorizzati in uso per la lotta all’acaro.
“La situazione meteorologica di fine inverno, caratterizzata da condizioni particolarmente miti, ha favorito – si legge in un comunicato LAR di ieri – una ripresa precoce dell’allevamento di covata e conseguentemente della riproduzione della Varroa (acaro parassita). Così, nell’apiario sperimentale del LAR, e verosimilmente in molti altri apiari della regione, sono state registrate infestazioni superiori alla media. Ciò ha determinato una produzione di miele da parte delle colonie che è risultata significativamente inferiore alla norma”.
Il Programma stanzia un importo complessivo di 476.890 euro per fornire, attraverso gli esperti apistici, un servizio di assistenza tecnica specializzata agli apicoltori; per attuare un unico piano di profilassi e risanamento al fine di migliorare il livello sanitario delle colonie di api e per ostacolare i fenomeni di spopolamento delle famiglie di api; per razionalizzare la pratica della “transumanza”, ovvero lo spostamento degli alveari per inseguire le fioriture nel corso della stagione primaverile-estiva; per procedere all’affidamento di analisi di laboratorio sul miele a garanzia dei consumatori.

giovedì 3 ottobre 2013

Pesticidi: guerra aperta tra apicoltori e produttori di arance in Florida

E' guerra aperta tra i produttori di arance e gli apicoltori in Florida. Il problema riguarda l'impiego massiccio di pesticidi da parte dei coltivatori di agrumi, che si trovano ad affrontare una grave epidemia tra i frutteti. Salvare le arance o le api?
Dal punto di vista del profitto, preservare gli alberi da frutto apparirebbe più conveniente. La coltivazione di arance rappresenta uno dei settori più produttivi in Florida. I frutti vengono impiegati per la produzione di succhi e bevande da commercializzare negli Stati Uniti e all'estero. L'apicoltura rappresenta invece uno dei comparti economici minori.
La vicenda aveva avuto inizio con le accuse rivolte dagli apicoltori a Ben Hill Griffin Inc, una delle maggiori aziende produttrici di arance della Florida, che avrebbe utilizzato i pesticidi in quantità eccessive e con una frequenza spropositata, senza tenere conto delle istruzioni riportate in etichetta. Ciò ha provocato la morte di milioni di api, suscitando le proteste degli apicoltori e provocando danni incalcolabili sia per l'ambiente che per l'agricoltura, che dipende fortemente dalla presenza delle stesse api e di altri insetti impollinatori.
Ora il problema si è esteso alla maggior parte dei produttori di arance presenti in Florida. Le piante di agrumi sarebbero sempre più colpite da una devastante infezione batterica, provocata e trasmessa da un insetto noto come Diaphorina citri. Il parassita produce una tossina che impedisce ai frutti di maturare, deformandoli e rendendoli inutilizzabili.

Non stupisce che una malattia epidemica abbia colpito alberi da frutto coltivati secondo metodi intensivi. Si tratta di un'evenienza piuttosto comune, che potrebbe essere arginata attraverso tecniche di coltivazione più sostenibili. Gli apicoltori lo sanno bene e ora si sentono minacciati dall'impiego smodato di pesticidi per la difesa degli aranceti. Lo sterminio delle api prosegue.
La moria degli insetti è purtroppo favorita dalla necessità per gli apicoltori di disporre gli alveari nelle vicinanze delle coltivazioni di agrumi, in modo da ottenere un miele aromatico molto richiesto sul mercato. Ciò porta le api a dirigersi proprio verso gli alberi su cui gli insetticidi vengono applicati. Secondo gli apicoltori, anche liberando le api verso i campi coltivati, il rischio di morte a causa dei pesticidi continuerebbe, per via della circolazione nell'aria dei pollini provenienti dagli alberi di agrumi.
Il problema non sembra dunque di facile soluzione. Si ritiene che l'epidemia abbia già colpito il 75% degli alberi di agrumi. Le conseguenze del morbo possono essere mortali per le piante. Adam Putman, tra i commissari di Florida Agriculture, si trova ora al lavoro per individuare una strategia che possa proteggere sia le api che le coltivazioni di agrumi. Egli stesso è però un produttore di arance. La speranza è dunque che la sua decisione finale non risulti di parte.
Articolo di Marta Albè                                                                                                                       
Fonte: www.greenbiz.it         

domenica 18 agosto 2013

Come costruire trappola per calabroni



La cattura degli insetti, predatori delle api, come i calabroni, vespe ecc., può avvenire sia chimicamente tramite i ferormoni o attraverso trappole. La lotta deve essere condotta non tanto in estate o in autunno, ma in primavera, quando le regine che hanno superato l'inverno si accingono a  fondare nuove famiglie.

Come si costruisce la trappola
L’elemento indispensabile è una bottiglia di plastica vuota riciclata, della capacità di 1500 cl. sì divide la bottiglia in due parti, tagliandola proprio dove la bottiglia incomincia a rastremarsi verso l’alto per formare il collo.
Dalla divisione della bottiglia si ottiengono due pezzi, uno inferiore a forma di cilindro, che serve come contenitore della sostanza attraente e uno superiore a forma d’imbuto che ha la funzione di entrata, la parte superiore si capovolge e s’inserisce nel cilindro fino a far combaciare i due tagli della bottiglia e si fissa sul cilindro mediante punti per cucitrici zenith 548 e 590. Poi sulla circonferenza tagliata si fanno due buchi diametralmente opposti e s’inserisce un filo di ferro che avrà la funzione di manico per appendere la trappola all’albero. A questo punto, la trappola è pronta, manca solo l’esca.

L’esca
L’esca ottimale è la birra, per quanto mi ha dimostrato la mia esperienza, gli aromi dovuti alla presenza del malto e di altri odori secondari dovuti alla fermentazione e alla maturazione di altri ingredienti, mettano a dura prova persino gli insetti più reticenti. La quantità da inserire dentro la bottiglia varia dai 300 ± 400 cl. e conviene cambiarla ogni settimana perché si ha l’affievolazione dei vapori che attirano gli insetti predatori e non gli insetti utili, oppure una miscela con acqua, zucchero e aceto in proporzioni (100g H2o, 100gr zucchero, 20gr di aceto) anche se altri apicoltori consigliano, per catturare calabroni e vespe che sono carnivori, di inserire nelle trappole il pesce avariato.

L’installazione
La trappola deve essere appesa al lato sud-est degli alberi a un’altezza di circa 2 metri da terra, dove esiste un ampio spazio di fronte alla trappola. Quando s’incominciano a notare intorno all’apiario qualche calabrone o vespa. A secondo del grado d’infestazione s’installa all’incirca una ogni 500 mq. Se non vi sono catture, la causa deve ricercarsi nelle basse temperature durante la permanenza delle trappole, la mancanza completamente d’insetti predatori o la posizione delle trappole.

Pregi
I pregi di questa trappola costruita artigianalmente rispetto ad altre trappole viste in commercio sono :
• costo zero;
• è riciclata solo una bottiglia di plastica;
• la cattura non avviene solo ed esclusivamente per invischiamento dell’insetto nocivo nell’esca, o per avvelenamento, ma anche per intrappolamento a seguito della conformazione a imbuto che assume la trappola dopo averla costruita.
L’’insetto anche se non resta invischiato nell’esca non potrà mai più uscire.

venerdì 31 maggio 2013

Il polline è contaminato? Le api lo sigillano, ma non basta.

Non solo questi animali sono sempre più in pericolo a causa dell’uomo, ma è sorprendente vedere come cerchino di adoperarsi per porre rimedio ai disatri umani.
Secondo alcuni scienziati le api sono arrivate a sigillare il polline quando troppo carico di elementi estranei e/o dannosi alla colonia come i pesticidi.
Fotografia: Journal of Pathology
In questa foto gli scienziati mostrano un favo di una colonia di api che presenta delle normali celle contenenti polline (contenuto colorato) e altre celle che presentano una sorta di coperchio, botola, tappo completamente sigillato
Le api stanno prendendo misure di emergenza per proteggere i loro alveari dai pesticidi, questo è un esempio straordinario di come questi piccoli esseri cerchino di proteggersi dall’uomo e dai suoi disastri.
Gli scienziati hanno trovato numerosi esempi di questo fenomeno: api che sigillano le celle dell’alveare piene di polline (contaminato) per metterlo fuori uso, e proteggere il resto dell’alveare dal loro contenuto. Il polline conservato in celle sigillate è stato esaminato ed al suo interno l’amara scoperta: livelli notevolmente più elevati di pesticidi e altre sostanze chimiche potenzialmente dannose rispetto al polline conservato in celle vicine, che viene utilizzato per nutrire crescenti giovani api e che viene utilizzato per la produzione della cera.
Le api incredibilmente riescono a percepire che qualcosa non va nel contenuto del polline e lo incapsulano (cit. Jeff Pettis, entomologo del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. “Le api non sigillano normalmente il polline”).

Purtroppo tutti questi sforzi da parte delle api come ultima spiaggia per salvarsi “dall’ingegno umano” sembra non avere successo. La carica di pesticidi comunque presente in queste celle è talmente elevato che comunque prima o poi la colonia muore anche per una serie di concause.

Si tratta di un meccanismo di difesa che non è riuscito, meccanismo di difesa che le api hanno creato come ultima ed estrema possibilità per salvarsi (ed è un comportamento straordinario se pensiamo che le capacità di adattamento ed evolutive di un animale impiegano molto tempo per formarsi e perfezionarsi).

Le api negli ultimi anni anche a causa della globalizzazione devono vedersela con diversi problemi (clima sempre più diverso dovuto al surriscaldamento, varie malattie, pesticidi, inquinamento, elettromagnetismo, parassiti esotici, virosi, peste americana, peste europea, nosema…). Il più grave come sanno tutti gli esperti del settore è un temibile parassita, un acaro più piccolo di una normale pulce, la varroa destructor, che non sarebbe un vero problema per l’ape se non fosse che questo parassita trasmette nell’emolinfa delle api una quantità indefinita di virus; ecco perchè gli sciami selvatici sono pressoché spariti.

Gli apicoltori sono soli, inermi, praticamente in balia di loro stessi nella completa ignoranza dell’umanità che guarda solo all’oggi senza pensare al futuro.

Nei sommergibili, come si vede in alcuni film, si utilizzava un piccolo canarino in gabbietta per scoprire eventuali fughe radioattive. La morte del canarino era un campanello d’allarme grave che poteva permettere all’equipaggio di salvarsi, anche se era già troppo tardi.

Il campanello d’allarme del nostro mondo sono le api e molti insetti. Dove ci sono le api c’è vita, ma le api stanno morendo e forse non gliene frega niente a nessuno; in fondo è solo un antipatico insetto che punge e che serve a fare miele…?

Il declino delle popolazioni di api è diventato una preoccupazione crescente negli ultimi anni: sintomo da collasso dell’alveare “Colony Collapse Disorder”, il nome dato alla morte inspiegabile di colonie di api, sta colpendo gli alveari in tutto il mondo, prima nelle Americhe, ora ovunque.

Gli scienziati dicono che le ragioni sono molte: si va dai pesticidi agricoli a parassiti e malattie/virosi delle api, inquinamento e l’agricoltura intensiva, che riduce l’habitat delle api e si sostituisce alle fonti alimentari.

La globalizzazione può anche essere un fattore, essa diffonde malattie e problemi per le api in tutto il mondo (vedi ultimo caso delle vespa asiatica arrivata dalla Cina).

La perdita di impollinatori potrebbe avere effetti gravi per l’agricoltura, gli scienziati ci hanno messo in guardia da qualche anno; farfalle ne vediamo ancora in giro nei campi?

Il fenomeno del polline “tombato” è stato notato la prima volta in un documento scientifico del 2009, il problema è che da allora i casi si sono moltiplicati esponenzialmente e da allora gli scienziati hanno riscontrato tale comportamento più frequentemente, con gli stessi risultati, ovvero il collasso delle colonie in seguito a questo tentativo disperato.

A questo punto merita la presenza di una frase e di un pensiero di qualcuno che già molti anni fa percepiva il problema.

Oggi pare che il problema persista e l’ignoranza con esso.

“If the bee disappears from the surface of the earth, man would have no more than four years to live.” A. Einstein

venerdì 29 marzo 2013

L'esposizione ai pesticidi danneggia il cervello delle api


Si susseguono ormai le prove che i pesticidi utilizzati comunemente provocano grossi danni alle api ed agli altri insetti impollinatori: l'ultima arriva da oltremanica, dove i  ricercatori britannici hanno scoperto che i neonicotinoidi e di coumaphos - un acaricida utilizzato per il controllo della Varroa jacobsoni, un parassita che attacca l'Apis mellifera - interferiscono con la capacità delle api di imparare e ricordare e che l'esposizione a queste sostanze abbassa la loro attività cerebrale, soprattutto quando i due pesticidi vengono utilizzati insieme.
La ricerca è dettagliata in due articoli. Nel primo Cholinergic pesticides cause mushroom body neuronal inactivation in honeybees, pubblicato su Nature Communications, un team della Division of neuroscience, medical research institute, Ninewells medical school dell'università di Dundee e del Centre for behaviour and evolution, Institute of neuroscience dell'università di Newcastle sottolinea che «I pesticidi che hanno come target la neurotrasmissione colinergica sono molto efficaci, ma il loro uso è coinvolto nel declino della popolazione di insetti impollinatori. Le api sono esposti a due classi diffuse di pesticidi neonicotinoidi (colinergica: agonisti dei recettori nicotinici) e acaricidi organofosfati (inibitori dell'acetilcolinesterasi). Anche se i livelli sub-letali di neonicotinoidi sono noti per interferire con l'apprendimento e il comportamento delle api, la base neurofisiologica di questi effetti non è stato dimostrata». Lo studio, analizzando alcune cellule del cervello delle api hanno dimostrato che «I neonicotinoidi imidacloprid e clothianidin e l'acaricida organofosfatio Coumaphos oxon causano un blocco della depolarizzazione neuronale e di inibiscono le risposte ai nicotinici. Questi effetti sono stati osservati a concentrazioni che si incontrano nelle api bottinatrici e all'interno dell'alveare e che si sommano con l'applicazione combinata».
I ricercatori britannici affermano che «I nostri risultati dimostrano un meccanismo neuronale che può spiegare i deficit cognitivi causati dai neonicotinoidi, e prevedono che l'esposizione a molteplici pesticidi, che ha per target la segnalazione colinergica, provoca una maggiore tossicità negli impollinatori».
The Journal of Experimental Biology  pubblica un altro pezzo dello studio Exposure to multiple cholinergic pesticides impairs olfactory learning and memory in honeybees nel quale Sally M. Williamson e Geraldine A. Wright dell'università di Newcastlepartono dal presupposto che  «I pesticidi sono importanti strumenti agricoli spesso utilizzati in combinazione per evitare la resistenza nelle specie infestanti bersaglio, ma cresce la preoccupazione che il loro uso diffuso contribuisca al declino delle popolazioni di impollinatori». Williamson e Wrigt hanno scoperto che le api esposte a entrambi i pesticidi non erano in grado di imparare e poi ricordare gli odori floreali associati a una ricompensa di nettare, un'abilità indispensabile per le api nella loro ricerca di cibo. Ed evidenziano che «Gli impollinatori mentre cercano il cibo attuano comportamenti sofisticati che richiedono loro di imparare e ricordare le caratteristiche floreali associate al cibo, ma sappiamo relativamente poco sul modo in cui l'esposizione combinata ai pesticidi interessi maggiormente la funzione neurale e il comportamento». Gli esperimenti fatti dalle due ricercatrici dimostrano che «L'esposizione prolungata a concentrazioni realistiche sul campo di neonicotinoidi, imidacloprid, e dell'organofosfato inibitore dell'acetilcolinesterasi, coumaphos, e la loro combinazione ostacola l'apprendimento olfattivo e la formazione della memoria nelle api». 

Le ricercatrici, studiando da vicino le api al lavoro, hanno capito come questi pesticidi influenzino le prestazioni degli insetti durante l'apprendimento dei loro compiti e la loro memoria a breve e lungo termine: «Abbiamo trovato che le api esposte ad imidacloprid, coumaphos, o una combinazione di questi composti, sono meno inclini ad esprimere l' estensione condizionata della proboscide verso un odore associato alla ricompensa. Api esposte a imidacloprid avevano meno probabilità di formarsi una memoria a lungo termine, mentre le api esposte a coumaphos avevano minore probabilità di risposta solo durante il test a breve termine la memoria dopo il "massed conditioning".
Durante il test di memoria, sia l'imidacloprid che il coumaphos  che una combinazione dei due composti riducono la capacità delle api di differenziare l'odore "conditioned" da un odore "novel". I nostri risultati dimostrano che l'esposizione a dosi sub-letali di pesticidi colinergici combinati ostacola seriamente importanti comportamenti coinvolti nella ricerca di cibo, il che implica che il calo demografico degli impollinatori potrebbe essere il risultato di un fallimento della funzione neurale di api esposte ai pesticidi nei territori agricoli».
Recentemente, dopo un rapporto della prudentissima European food safety authority, anche la Commissione europea ha chiesto una moratoria temporanea sull'utilizzo dei neonicotinoidi, che comporterebbero un grave rischio per gli impollinatori. Ma 14 dei 27 Paesi dell'Ue, compresa la "verde" Germania, si sono opposti al divieto opposto e la proposta di moratoria è stata rinviata.
Gli scettici si fanno forti di un altro studio Effects of neonicotinoid seed treatments on bumble bee colonies under field conditionsdella  Food and environment research agency (Fera) del Department for environment, food and rural affairs (Defra) della Gran Bretagna, era arrivato alla conclusione opposta: «Non c'è alcun legame tra la salute delle api e l'esposizione ai neonicotinoidi», ma lo studio Della Fera riguarda i bombi che vivono ai bordi dei campi trattati con sostanze chimiche. Per Ian Boyd, chief scientist del Defra, «Le decisioni sull'uso dei neonicotinoidi devono essere basate  su solide conoscenze scientifiche. I risultati dello studio Fera sui bombi suggeriscono che la portata dell'impatto potrebbe non essere alta come alcuni studi avevano suggerito. Sono  necessari ulteriori dati basati su test più realistici sul campo».
Christopher Connolly, dell'università scozzese di  Dundee, ribatte su Bbc News Science & Environment: «Abbiamo trovato che i  neonicotinoidi provocano un'immediata iper-attivazione,  quindi un'attività di tipo epilettico, questo viene preceduto da un'inattivazione neuronale, nella quale il cervello va in quiete e non possono comunicare più Gli stessi effetti si sono  verificati quando abbiamo usato gli organofosfati. E se li abbiamo usati insieme, l'effetto è stato additivo, aumentando così la tossicità: l'effetto era maggiore quando erano presenti entrambi».
Secondo Julian Little, communications and government affairs manager della Bayer Crop Science Limited, che produce diversi dei pesticidi incriminati ha detto che «I risultati di laboratorio basati su studi non devono essere automaticamente estrapolati sul  campo. Se prendi un insetticida e si dà direttamente a un insetto, posso garantire che avrà un effetto.  Non sono affatto sorpreso che sia questo ciò che si vede. Quello che è veramente importante è vedere ciò che accade in situazioni reali. Nei campi reali, in colonie di api reali, in veri e propri alveari, con apicoltori reali».
La Williamson è molto preoccupata da questo tipo di atteggiamento delle multinazionali, perché l'impatto dei pesticidi sul cervello delle api «Implicherebbe che le api sono in grado di foraggiarsi in modo meno efficace, sono meno in grado di trovare e imparare e ricordare e poi comunicare ai loro compagni dell'alveare quali sono e dove sono le buone fonti di polline e nettare. Le  compagnie  che producono pesticidi dovrebbero prendere in considerazione questi risultati nel valutare la sicurezza delle sostanze chimiche. Al momento, i test iniziali di tossicità api danno alle api una dose acuta e poi vedono se muoiono. Ma dato che le api hanno queste complesse attività di apprendimento, sono animali molto sociali e hanno un complesso repertorio comportamentale, quindi non hanno bisogno di non morire per non essere colpite».

mercoledì 20 marzo 2013

Incontro tecnico di apicoltura - Molise


L’ARAM la invita a partecipare all’incontro tecnico che si terrà il 
giorno 23 marzo ore 16.00 presso l’Hotel Pleiadi’s di Bojano,

Programma: 

  • ore 16.00: Registrazione dei partecipanti 
  •  ore 16.15: Presentazione attività formative ARAM 2013 
  •  ore 16.30: Gli adempimenti dell’apicoltore e dell’azienda apistica 
  •  ore 17.00: “Mangiarsano”  con le api – (dott.ssa Sandra Capocefalo – dietista)  
  •  ore 17.30: PROGRAMMA UNAAPI “il monitoraggio dell’infestazione da Varroa  con   l’uso dello zucchero a velo”– Proiezione di filmato dimostrativo (Agr.  A.Carrelli) 
  •  ore 18.00: Fisco e apicoltura: ultime novità per l’apicoltore(Agr. A. Carrelli) 
  •  ore 18.15: dibattito e conclusioni


 Al termine verrà rilasciato attestato di partecipazione


 NOTA: Ingresso libero per gli associati regolari e nuovi soci.  Contributo di euro 10,00 per altri partecipanti.

Per maggiori dettagli e delucidazioni potete contattare i seguenti recapiti:
Antonio Cirelli: 3208703423
Giovanni Rico: 3204305811


domenica 10 marzo 2013

La conduzione dell'alveare è un bene o no per le api?


In questi giorni sto avviando il mio piccolo apiario. Da sempre affascinata dal mondo delle api e degli insetti in genere, finalmente l’anno scorso ho seguito un corso di apicoltura che mi ha dato la possibilità di approfondire questo mondo cosi “piccolo” e complesso allo stesso tempo.
Come in tutte le cose, anche per diventare dei bravi ed esperti apicoltori, bisogna  studiare. Beh! Così sto facendo prima di acquistare le mie apine. Da un po’ di giorni, però,  mi pervade un dubbio o più che altro mi sto ponendo un quesito se così si può dire etico, che, tra l’altro, mi assale ogni volta che ho a che fare col mondo animale. Mentre leggevo il manuale di apicoltura, ho pensato che l’apicoltore a sua discrezione, in base ai suoi bisogni (suoi, più che delle famiglie), e alla necessità di intensificare o no la produzione, elimina le celle reali, i fuchi, la covata e così via. Premetto che è da una vita che evito di mangiare carne e che cerco di limitare l’uso di derivati animali. Sono contro l’allevamento intensivo degli animali e il loro sfruttamento. Credo che debbano essere lasciati liberi di stare nella natura “come Dio comanda”. Allora mi sono chiesta:  ma fare tutto ciò al solo scopo di produrre miele e tutto ciò che questi meravigliosi insetti sono capaci di produrre è nocivo per questi esserini? Quali effetti hanno sulla famiglia e sul benessere delle api le operazioni che l’apicoltore compie? Poi ho cercato io stessa di trovare una spiegazione o una forse giustificazione: l’uomo si è sempre cibato di miele, un tempo,  almeno da quello che so, addirittura gli sciami venivano bruciati affinchè l’uomo potesse procurarsi il miele. Diciamo che, da quando è nata l’apicoltura razionale, forse, la vita delle api è migliorata, perché il super–organismo alveare, essendo allevato è, comunque, protetto e curato. Infatti di super–organismo si tratta. L’ape singolarmente non esisterebbe, essa  è un tutt’uno col suo alveare, quindi, l’uccisione di alcuni elementi è da considerarsi per il beneficio dell’intero super–organismo alveare..? Ma come diceva Jeremy Bentham (filosofo dell’800) “La domanda non è Possono ragionare?, né Possono parlare?, ma Possono soffrire?”.

giovedì 7 marzo 2013

Valle d'Aosta: Domande contributi apicoltori

L’Assessorato dell’agricoltura e risorse naturali ricorda agli apicoltori che fino a venerdì 29 marzo prossimo è possibile presentare le domande di contributo relative alle azioni dirette a migliorare le condizioni della produzione e commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura, previste dal Regolamento (CE) n. 1234/2007, per il periodo 2013-2014. Le domande devono essere presentate all’Ufficio apicoltura dell’Assessorato, in località Grande Charrière 66 a Saint-Christophe (orario: martedì e giovedì dalle 9 alle 14, altri giorni su appuntamento). Il bando relativo alla concessione dei contributi è consultabile qui.


lunedì 4 marzo 2013

L'uso dello zucchero a velo per valutare l'infestazione da varroa

E' appena terminata la 30° edizione dell'Apimell - Mostra mercato dell'apicoltura e dei prodotti apistici - . L'Apimell rappresenta annualmente il punto d'incontro degli apicoltori (italiani e non) per confrontarsi sulle nuove tecnologie e seguire i convegni che puntulamente trattano temi tecnici e pratici legati alle problematiche inerenti il settore apistico. 
Quest'anno ha suscitato un'ampia partecipazione ed un notevole interesse da parte della platea, il convegno: Varroa che fare? a cura di UNAAPI, tenutosi sabato 2 marzo nella sala A della Fiera. 
Il convegno tenuto da esperti e referenti di UNAAPI - Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani - ha  affrontato diverse tematiche relative al problema Varroa.
La varroa Varroa destructor  è un acaro parassita esterno che attacca  le api Apis millefera. Questo acaro si attacca al corpo dell'ape e la indebolisce succhiandone l'emolinfa. La varroa di per sè potrebbe non essere nociva per l'ape, ma uno dei problemi legati all'attecchimento di questo acaro sull'ape è la trasmissione di agenti virali RNA all'ape. Una grande infestazione da varroa può portare alla morte della colonia.
Tra i notevoli aspetti legati alla Varroa destructor è emerso, dal convegno, l'utilizzo dello zucchero a velo come termometro, per misurare il grado di infestazione del super organismo alveare, quindi lo zucchero a velo in pochi semplici passi è utile nel verificare, prima che sia troppo tardi, se intervenire o meno, con prodotti specifici per l'abbattimento di questo acaro.  Si precisa che l'utilizzo dello zucchero a velo non è altro che un'analisi quantitativa: si conta il numero di acari presenti nella colonia e non consente in nessun modo di debellare l'infestazione  della colonia da parte della varroa.

Di seguito il video di UNAAPI proposto al convegno, che ci mostra come procedere nell'utilizzo dello zucchero a velo.





venerdì 1 marzo 2013

Corso Base di Apicoltura a Covo (BG)


Il GRUPPO AGRICOLTURA IN ROSA e l'Assessorato all'Agricoltura e Ambiente del comune di Covo (BG) organizzano il corso base di apicoltura a cura di Damiano Martellini - titolare dell'Azienda Apistica Martellini di Scalzo -.

Il corso avrà inizio il 15 marzo e le lezioni si svolgeranno a partire dalle 20:30 sino alle 23:00 presso la sala riunioni del Centro Sociale Biolcheria di Via al Pradone n. 12, Covo (BG).

Per info visitare la locandina del corso 

mercoledì 27 febbraio 2013

CORSO TEORICO E PRATICO DI INTRODUZIONE ALL’APICOLTURA 2013


L’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (A.R.A.P.), nell’ambito del programma annuale di formazione e assistenza svolto su tutto il territorio regionale, organizza un Corso teorico e pratico di introduzione all’Apicoltura della durata di 8 lezioni che si svolgerà nella provincia di Bari.
Il percorso formativo offre una formazione di base nell’allevamento e cura delle api, rivolto a coloro che intendono iniziare l’attività apistica o semplicemente conoscere da vicino il mondo delle api ed i prodotti della loro laboriosa attività.
Il corso, a numero chiuso (max 30 partecipanti) in base all’ordine cronologico di prenotazione, è strutturato in 4 lezioni teoriche (16 ore) e 4 lezioni pratiche (16 ore) in apiario che si terranno il sabato mattina nel periodo aprile-giugno 2013.
Le date delle lezioni riportate nel programma allegato potrebbero subire piccole variazioni in relazione alle esigenze didattiche del corso e alle condizioni metereologiche.
Sede del corso: Istituto Tecnico Agrario F. Gigante - Via Ten. O. Gigante n. 14, Alberobello (Ba).
A tutti i partecipanti sarà fornito gratuitamente:          
  a) un libro di testo: “Apicoltura Tecnica e Pratica”, Pistoia A., Edizioni L’informatore Agrario
  b) una maschera a camiciotto per visita alveari
Al termine del corso a tutti i partecipanti con almeno il 75% di presenze alle lezioni (24 ore) sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per tutti i partecipanti sarà stipulata un’assicurazione sulla Responsabilità Civile e sul rischio di punture.
MODALITÀ D’ISCRIZONE
Il costo del corso, a solo titolo di rimborso spese, è pari a € 100,00 (cento/00).
La domanda di partecipazione al corso corredata da copia della ricevuta di pagamento della quota d’iscrizione può essere inviata via e-mail all'indirizzo corsi@apicoltoripugliesi.it  (allegando il file in formato PDF o JPEG della domanda d'iscrizione con firma originale e copia del pagamento) entro il 24 Marzo 2013.
Il pagamento della quota di iscrizione deve avvenire mediante:
  • bonifico bancario intestato all’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (ARAP)
  IBAN: IT64 S076 0116 0000 0100 4516 165   - Casuale del versamento: "Iscrizione corso base apicoltura 2013"
  • su c/c postale numero 1004516165 intestato ad Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (ARAP), via Gidiuli n. 34, Lecce.        Casuale del versamento: "Iscrizione corso base apicoltura 2013".
 Informazioni dettagliate sul corso ed il modulo d’iscrizione possono essere richiesti via e-mail all’indirizzo corsi@apicoltoripugliesi.it  oppure contattando il dott. Fabio Silvestre al 349/1511650.
          

lunedì 18 febbraio 2013

Impollinazione



L'impollinazione è il processo attraverso cui le piante si riproducono. Gli organi riproduttivi delle piante si trovano nei coni o nei fiori. Come per gli animali, anche per le piante deve avvenire la fecondazione del seme maschile (il polline) con l'ovulo femminile. Si parla di autoimpollinazione se la fecondazione avviene all'interno di una stessa pianta. Se il seme maschile (il polline) di una pianta viene trasportato nell'ovulo femminile di un'altra pianta si parla di fecondazione incrociata.
Questo tipo di fecondazione è mediato da diversi vettori quali: api, pipistrelli, uccelli, acqua, vento.
La fecondazione incrociata, diversamente dall'autoimpollinazione, è molto importante in quanto assicura una grande variabilità dovuta al rimescolamento dei caratteri provenienti dai due genitori.

venerdì 8 febbraio 2013

Apicoltura in Cina


Chissà se qualche visitatore di questo blog ci capirà qualcosa, la lingua cinese non è ancora alla portata di molti occidentali, ma di sicuro le immagini possono esserci utili per fare qualche raffronto con la quotidianità dei nostri apicoltori...

sabato 2 febbraio 2013

La permapicoltura di Oscar Perone




Oscar Perone è un apicoltore argentino, sostenitore della filosofia del non fare, di Masanobu Fukuoka, applicata all'allevamento delle api, fatto con metodi più vicini possibile alla natura, senza fogli cerei, senza trattamenti e con pochissimi interventi. Sostenitore quindi anche delle celle da 4,9. Ha messo insieme un manuale on-line, in spagnolo, e gira il mondo cercando di diffondere il suo metodo.

Cera d'api




La cera d'api è un prodotto dell'apicoltura. è fabbricata dalle api operaie a partire dall’undicesimo giorno di vita, quando vengono sostituite nel compito di nutrire la covata da api più giovani. Le api addette alla produzione di cera svolgeranno questo nuovo compito per circa una decina di giorni, per poi dedicarsi nell’ultima fase della loro breve vita a bottinare il nettare, il polline e la propoli, secondo il periodo dell’anno, in un lavoro che le vedrà sempre partecipi in una società ideale, dove l’unione fa la forza e assicura la sopravvivenza della comunità. La cera è la secrezione delle ghiandole ciripare, che si trovano tra gli anelli dell’addome, ed è il risultato di una trasformazione chimica del nettare. La costruzione di un favo è un’attività sociale alla quale partecipano centinaia di api operaie: aggrappate le une alle altre le api formano delle catene di lavoro e con straordinaria destrezza costruiscono gli alveoli esagonali con incredibile precisione. L’esagono è la forma geometrica perfetta, che permette di sfruttare al meglio lo spazio disponibile, consentendo di costruire il maggior numero di cellette con il massimo risparmio di cera, circa 850 alveoli ogni decimetro quadrato di favo. Anche il risparmio di cera è importante, perché la sua produzione richiede notevoli risorse, tenuto conto che per produrre un kg di cera le api devono consumare dieci kg di miele. 

fonte: www.inerboristeria.com

venerdì 1 febbraio 2013

Corso base di apicoltura - Apidolomoti

Apidolomoti - Associazione Apicoltori della Provincia di Belluno organizza un corso base di apicoltura.
Il corso si svolgerà in otto lezione teorico-pratiche (16 ore totali).
Al corso potranno accedere un massimo di 35 persone, quindi, compatibilmente con i posti disponibili è possibile indicare la sede preferita tra:
Limana (inizio 5 marzo)
Cesiomaggiore (inizio 12 marzo)

A chi seguirà almeno il 70% delle lezioni Apidolomiti rilascerà un attestato di frequenza.

Per info e contatti rivolgersi a:
APIDOLOMITI - tel. 340 8502297 (Sig.ra Aurora)
oppure visitare il sito www.apidolomiti.com/corsiapicoltura
Scarica qui il Programma del Corso

fonte: www.apidolomiti.com


mercoledì 30 gennaio 2013

Miele bio: 170 campioni in gara per il BiolMiel

Ha preso avvio il 28 gennaio a Bologna la sesta edizione del premio BiolMiel, concorso internazionale riservato ai mieli ottenuti con metodo biologico. La giuria internazionale, costituita da esperti provenienti da tutta Europa, è riunita presso il Cra-Api, Centro di ricerca e divulgazione sull’apicoltura, dove ha sede l’Albo nazionale degli esperti di analisi sensoriale del miele. 

Suddivisi in più commissioni i giurati hanno finito il 29 gennaio di analizzare gli oltre 170 campioni di miele provenienti da diversi paesi europei ed americani, oltre che da tutte le regioni italiane. 

Particolarmente significativa la partecipazione di un apicoltore dell’Etiopia dove la produzione del miele e il suo uso alimentare trova le sue più antiche testimonianze. 

Dopo una successiva fase di analisi dei risultati, la proclamazione dei vincitori verrà fatta al Biofach di Norimberga il 13 febbraio, alle ore 10 presso lo stand di BiolItalia (hall n. 4).

La sesta edizione di BiolMiel è promossa dal CiBi in collaborazione con Cra-Api e con BiolItalia.