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giovedì 13 settembre 2018

Togliere un nido d'api dalla propria casa è un'operazione costosa?

Se le api nidificano in un anfratto o in una intercapedine murale della vostra casa siete di fronte ad un
un problema non facile da risolvere se non con l'aiuto di un esperto del settore, ovvero di un apicoltore. Per tutti gli altri tipi di insetti ci sono delle ditte specializzate che possono fare questi tipi di lavori, per le api invece si tratta di insetti ad alto rischio di estinzione e per questo viene richiesto dalle autorità l'ntervento di apicoltori che possano, una volta smantellato favo per favo l'alveare, mettere in salvo la famiglia d'api e darle la possibilità di riprodursi dopo essere stata deposta in un apposito apiario. Anche se gli apicolturi usano tutte le dovute precauzioni con tute e guanti indicati, l'operazione di eradicazione dell'intero alveare può comportare un aumento dell'aggressività naturale delle api che, per difendersi, tentano di dare quante più punture possibili all'apicoltore. Nonostante le tute protettive l'apicoltore può sempre essere soggetto a punture (soprattutto quando il lavoro continuo e la relativa sudorazione rende i tessuti della tuta più aderenti alla pelle).
Il lavoro di eradicazione, contrariamente alla cattura di uno sciame, può avere dei costi che variano da regione a regione, ma in generale possiamo dire che il compenso richiesto da un apicoltore non scende mai al di sotto della cifra di 500.00 euro

martedì 17 novembre 2015

Vendo cera d'api per candele

Vendo fogli di cera d'api, ideali per la realizzazione di candele.
Nelle foto che seguono alcuni esempi pratici del tipo di candele che si possono realizzare con i fogli cerei. Buon divertimento!
per info
cell. 3335781651 (Francesco)
Facebook: Apicoltura Spinelli
email: apicolturaspinelli@pec.it






lunedì 11 agosto 2014

Il 2014 un anno da dimenticare per i produttori di miele

(ANSA) - TORINO, 11 AGO - Il clima di quest'anno ha comportato gravissimi danni agli apicoltori piemontesi. La rilevazione è di Coldiretti. Solo nel miele di acacia si calcolano perdite pari a 5 kg di miele per ogni alveare. Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del "millefiori" non hanno fornito raccolti soddisfacenti. Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte, chiede di valutare "misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale".

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Annata da dimenticare per l'apicoltura in Piemonte

| 11/08/2014L’inconsueto andamento climatico di quest’anno, con un brevissimo anticipo di bel tempo subito dopo la fine dell’inverno, seguito da un interminabile periodo di piogge e temperature pressoché costantemente al di sotto della media, ha determinato gravissimi danni agli apicoltori della nostra regione.
I danni maggiori derivano dalla perdita, in molti casi totale, del raccolto di miele di acacia dove, a fianco di produzioni pressoché nulle, si registrano valori dell’ordine dei 5 kg di miele per ogni alveare.
Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del “millefiori” non hanno fornito raccolti soddisfacenti ed il castagno, pur se in netta ripresa dopo i successi conseguiti con la lotta biologica al cinipide, a causa delle piogge e temperature ha anch’esso deluso, salvo alcune situazioni, chi sperava di recuperare un po’ delle perdite subite.
Scarse anche le speranze di un recupero con la raccolta della melata a causa del perdurare del mal tempo.
A fare di quest’annata un’annata da dimenticare, a fianco della perdita dei raccolti di maggiore interesse, si pongono i crescenti problemi per le lotta alla varroa e le preoccupazioni per la possibile diffusione della Vespa velutina nella nostra regione.
“Si tratta di condizioni eccezionali, di cui quasi non si ha memoria, che rischiano di mettere in grandissima difficoltà numerose imprese del settore per le quali – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte - chiediamo che in tutte le sedi competenti venga valutata la possibilità di attivare, con urgenza, misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale”.
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Coldiretti: "Annata disastrosa per l'apicoltura in Piemonte"

Coldiretti: "Annata disastrosa per l'apicoltura in Piemonte"
L’inconsueto andamento climatico di quest’anno, con un brevissimo anticipo di bel tempo subito dopo la fine dell’inverno, seguito da un interminabile periodo di piogge e temperature pressoché costantemente al di sotto della media, ha determinato gravissimi danni agli apicoltori della nostra regione.
I danni maggiori derivano dalla perdita, in molti casi totale e poco meno, del raccolto di miele di acacia dove, a fianco di produzioni pressoché nulle, si registrano valori dell’ordine dei 5 kg di miele/alveare. Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del “millefiori” non hanno fornito raccolti soddisfacenti ed il castagno, pur se in netta ripresa dopo i successi conseguiti con la lotta biologica al cinipide, a causa delle piogge e temperature ha anch’esso deluso, salvo alcune situazioni, chi sperava di recuperare un po’ delle perdite subite.
Scarse anche le speranze di un recupero con la raccolta della melata a causa del perdurare del mal tempo. A fare di quest’annata un’annata da dimenticare, a fianco della perdita dei raccolti di maggiore interesse, si pongono i crescenti problemi per le lotta alla varroa e le preoccupazioni per la possibile diffusione della Vespa velutina nella nostra regione.
“Si tratta di condizioni eccezionali, di cui quasi non si ha memoria, che rischiano di mettere in grandissima difficoltà numerose imprese del settore per le quali – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte - chiediamo che in tutte le sedi competenti venga valutata la possibilità di attivare, con urgenza, misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale”
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apicolturacambiamenti climatici, le basse temperature e le piogge intense che hanno flagellato il Paese, in primavera e in questo inizio di estate, hanno “affaticato” anche le api, tanto che il raccolto di miele italiano rischia di essere seriamente compromesso e disomogeneo per aree.
Nord e a Sud dello Stivale i dati più preoccupanti:l’apicoltura registra una pessima stagione produttiva con percentuali che sfiorano il -70%. Meglio nelle regioni centrali dove il calo della produzione dovrebbe attestarsi sul -40%. “Anche se abbiamo leggere speranze di recuperare, molto dipenderà dal tempo e dall’agognato avvento della bella stagione, che tarda ad arrivare  - spiega Hubert Ciacci, presidente della “Settimana del Miele” di Montalcino- risultano già penalizzati i raccolti di miele di acacia, di cui la Toscana è tra le pochissime regioni produttrici, di agrumi nelle aree del Sud e, molto negativa, anche la produzione dei millefiori estivi e di mieli provenienti dalle regioni del Nord Italia”. Il bilancio definitivo del raccolto 2014 si saprà alla “Settimana del Miele” (Montalcino, 12-14 settembre 2014), gli “Stati Generali” dell’apicoltura, ma, intanto, arrivano i numeri di questo settore che si appresta a registrare i minimi storici sul fronte della produzione.



Ma l’apicoltura è anche un settore economico dai numeri importanti, in cui cresce l’occupazione, soprattutto giovanile, perché la domanda di prodotti apistici cresce più dell’offerta e salgono, di conseguenza, le quotazioni del miele. Un settore “giovane” anche perché per avviare un’attività l’investimento è contenuto: bastano 50-70.000 euro per creare un allevamento professionale. Numeri che, nel complesso, fanno dell’apicoltura un settore che vale 70 milioni di euro, impiega 50.000 apicoltori e sfiora quota 1,1 milioni di alveari in tutto il Paese, per una produzione media di 200.000 quintali di miele l’anno. “L’Italia, infatti, si conferma – continua Ciacci – uno dei pochi Paesi in cui le api “stanno bene” anche se chiedono, per continuare a svolgere il servizio di impollinazione che offrono all’agricoltura, valutato 3,5 miliardi di euro, maggiore attenzione sull’utilizzo dei prodotti chimici e sulle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici”.
Un’attenzione che anche il presidente degli Stati Uniti, Obama, ha mostrato di avere verso le api, tanto che ha firmato un documento ufficiale che sollecita un provvedimento del governo federale sulla questione che da qualche anno mette l’ape comune in una posizione di estrema responsabilità nei confronti del futuro dell’umanità. “Quando si parla di api non si parla solo di miele – commenta Ciacci – ma anche di agricoltura e della produzione di tutti quei prodotti che comunemente portiamo sulle nostre tavole, dalle mele alle mandorle, dalle pesche alle pere, dalle melanzane all’uva, dai cetrioli alle fragole, solo per citare alcune delle 71 colture su 100, che provvedono all’alimentazione umana, che vengono impollinate dalle api. Senza le api, agente fondamentale di queste colture, si prospetta uno scenario catastrofico”.
A Montalcino per la “Settimana del Miele” (12-14 settembre 2014) oltre a fare il punto sulle prospettive e gli scenari futuri che si aprono per gli insetti impollinatori, e per l’umanità, si potranno scoprire e degustare anche molte varietà di miele, dalle più note e utilizzate come acacia, millefiori, castagno e girasole, alle meno conosciute come il miele di spiaggia, di corbezzolo, di marruca, di melata di abete e tanti altri ancora.
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APICOLTURA IN CRISI, BILANCIO 2014 IN ROSSO E APIARI INFESTATI DAGLI ACARI PARASSITI

La Giunta regionale, su proposta del vicepresidente e assessore alle Risorse agricole e forestali Sergio Bolzonello, ha approvato il Programma triennale per l’Apicoltura 2014-2016. L’obiettivo del Programma, che verrà attuato dai Consorzi apistici provinciali, è quello di favorire lo sviluppo qualitativo e quantitativo del settore, ritenuto indispensabile per l’economia agricola regionale e per la salute dell’intero ecosistema.
Nel 2013 hanno operato in Friuli Venezia Giulia 1.328 apicoltori che hanno denunciato il possesso complessivo di 31.271 alveari (in aumento del 12 per cento rispetto al 2011) in circa 1.900 apiari. I dati raccolti dal Laboratorio Apistico Regionale (LAR) però danno conto di un bilancio 2014 tutt’altro che positivo, con una recrudescenza della varroasi, una delle più nefaste patologie che colpiscono le api, dovuta ad un aumento dei fenomeni di resistenza ai presidi sanitari autorizzati in uso per la lotta all’acaro.
“La situazione meteorologica di fine inverno, caratterizzata da condizioni particolarmente miti, ha favorito – si legge in un comunicato LAR di ieri – una ripresa precoce dell’allevamento di covata e conseguentemente della riproduzione della Varroa (acaro parassita). Così, nell’apiario sperimentale del LAR, e verosimilmente in molti altri apiari della regione, sono state registrate infestazioni superiori alla media. Ciò ha determinato una produzione di miele da parte delle colonie che è risultata significativamente inferiore alla norma”.
Il Programma stanzia un importo complessivo di 476.890 euro per fornire, attraverso gli esperti apistici, un servizio di assistenza tecnica specializzata agli apicoltori; per attuare un unico piano di profilassi e risanamento al fine di migliorare il livello sanitario delle colonie di api e per ostacolare i fenomeni di spopolamento delle famiglie di api; per razionalizzare la pratica della “transumanza”, ovvero lo spostamento degli alveari per inseguire le fioriture nel corso della stagione primaverile-estiva; per procedere all’affidamento di analisi di laboratorio sul miele a garanzia dei consumatori.

giovedì 16 maggio 2013

Apicoltura: quel che c'è da sapere per un allevamento ottimale


Miele, polline, cera d'api, propoli. Sono solo alcune delle cose che bisogna sapere per diventare un apicoltore doc. Perché un allevamento di api funzioni e la produzione di miele (e non solo) sia abbondante e di qualità, è molto importante la scelta del posto dove collocare le arnie. Sono considerati parametri fondamentali la presenza entro 3 Km di piante con una fioritura caratterizzata da un'abbondante produzione di polline e nettare, la vicinanza a un corso d'acqua, ventilazione e umidità non eccessive e un'esposizione che in inverno garantisca sempre alcune ore di sole e in estate un'adeguata ombreggiatura. Secondo quanto stabilito dalle normative regionali, gli apiari devono distare almeno 15-20 metri da strade e ferrovie e se ospitano più di 50 famiglie devono essere collocati ad almeno 3 Km da eventuali altri apiari. In tal caso, godono di diritto di prelazione il primo apiario installato e il proprietario del terreno dove e' collocato. Per iniziare l'attività, è necessario procurarsi arnie, prendisciami nel caso in cui si decidesse di partire con colonie catturate in natura oppure sciami artificiali acquistando 5 o 6 telai con favo, covata, api e regina da un apicoltore professionista. 

Quindi, bisogna provvedere all'abbigliamento dell'apicoltore, dal cappello alla maschera, agli attrezzi e ai prodotti per gestire le api e l'alveare, e al materiale per il laboratorio di smielatura e confezionamento. Conti alla mano, i costi vivi di avviamento si aggirano su 1.500-2.000 euro, uno sciame e una cassetta completa costano da 50 a 100 euro. Come per tutti i lavori della campagna, anche l'apicoltura è soggetta a stagionalità. L'Attività inizia in primavera e l'apice si raggiunge a estate inoltrata. I prodotti dell'apicoltura sono ovviamente il miele, ma anche il polline, la cera d'api, la pappa reale, propoli e veleno, che sono utilizzati tanto nella medicina omeopatica che in quella tradizionale. La produzione di miele può variare da 25-30 Kg per alveare fino a 90, mentre il suo valore di mercato parte da un prezzo minimo di 5 euro.


domenica 10 marzo 2013

La conduzione dell'alveare è un bene o no per le api?


In questi giorni sto avviando il mio piccolo apiario. Da sempre affascinata dal mondo delle api e degli insetti in genere, finalmente l’anno scorso ho seguito un corso di apicoltura che mi ha dato la possibilità di approfondire questo mondo cosi “piccolo” e complesso allo stesso tempo.
Come in tutte le cose, anche per diventare dei bravi ed esperti apicoltori, bisogna  studiare. Beh! Così sto facendo prima di acquistare le mie apine. Da un po’ di giorni, però,  mi pervade un dubbio o più che altro mi sto ponendo un quesito se così si può dire etico, che, tra l’altro, mi assale ogni volta che ho a che fare col mondo animale. Mentre leggevo il manuale di apicoltura, ho pensato che l’apicoltore a sua discrezione, in base ai suoi bisogni (suoi, più che delle famiglie), e alla necessità di intensificare o no la produzione, elimina le celle reali, i fuchi, la covata e così via. Premetto che è da una vita che evito di mangiare carne e che cerco di limitare l’uso di derivati animali. Sono contro l’allevamento intensivo degli animali e il loro sfruttamento. Credo che debbano essere lasciati liberi di stare nella natura “come Dio comanda”. Allora mi sono chiesta:  ma fare tutto ciò al solo scopo di produrre miele e tutto ciò che questi meravigliosi insetti sono capaci di produrre è nocivo per questi esserini? Quali effetti hanno sulla famiglia e sul benessere delle api le operazioni che l’apicoltore compie? Poi ho cercato io stessa di trovare una spiegazione o una forse giustificazione: l’uomo si è sempre cibato di miele, un tempo,  almeno da quello che so, addirittura gli sciami venivano bruciati affinchè l’uomo potesse procurarsi il miele. Diciamo che, da quando è nata l’apicoltura razionale, forse, la vita delle api è migliorata, perché il super–organismo alveare, essendo allevato è, comunque, protetto e curato. Infatti di super–organismo si tratta. L’ape singolarmente non esisterebbe, essa  è un tutt’uno col suo alveare, quindi, l’uccisione di alcuni elementi è da considerarsi per il beneficio dell’intero super–organismo alveare..? Ma come diceva Jeremy Bentham (filosofo dell’800) “La domanda non è Possono ragionare?, né Possono parlare?, ma Possono soffrire?”.

venerdì 8 marzo 2013

Coldiretti e Associazione Apicoltori Casertani all'Apimell di Piacenza 2013


Piacenza (02.03.13) - Alle nostre telecamere Gennaro Granata e Christian Pilotti, rispettivamente 'delegato giovani Coldiretti della provincia di Caserta' e presidente dell'Associazione Apicoltori Casertani, ci parlano dei motivi che hanno spinto i loro sodalizi a presenziare alla importante fiera internazionale del settore apicoltura. Presentato per l'occasione anche il progetto del CONAPROA (Consorzio Nazionale Produttori Apistici)

giovedì 7 marzo 2013

Valle d'Aosta: Domande contributi apicoltori

L’Assessorato dell’agricoltura e risorse naturali ricorda agli apicoltori che fino a venerdì 29 marzo prossimo è possibile presentare le domande di contributo relative alle azioni dirette a migliorare le condizioni della produzione e commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura, previste dal Regolamento (CE) n. 1234/2007, per il periodo 2013-2014. Le domande devono essere presentate all’Ufficio apicoltura dell’Assessorato, in località Grande Charrière 66 a Saint-Christophe (orario: martedì e giovedì dalle 9 alle 14, altri giorni su appuntamento). Il bando relativo alla concessione dei contributi è consultabile qui.


martedì 5 marzo 2013

Nuovi fondi per l'apicoltura. La Provincia di Biella finanzia l’acquisto di arnie con fondo a rete


L’apicoltura biellese riceve nuovi fondi destinati al contenimento della varroa, malattia questa che ogni anno arreca ingenti perdite di api mellifere, attraverso l’acquisto di arnie dotate di fondo a rete antivarroa. La Provincia di Biella ha già predisposto il nuovo bando per l’anno 2013 sulla base dei fondi, poco meno di 5.000 €, messi a disposizione dal MIPAF in applicazione del Reg. Cee 1234/07. Al nuovo bando, che aprirà il 4 marzo e si protrarrà fino al 29 marzo, possono aderirvi solo gli apicoltori professionali con partita Iva Agricola, iscrizione alla CCIAA come agricoltori o apicoltori e con fascicolo aziendale costituito presso un CAA (centro di assistenza agricola). Il contributo per l’acquisto delle sole arnie dotate di fondo a rete (massimo fino a 80 € l’una) verrà erogato in conto capitale con una percentuale del 60% della spesa ammessa. 

Alla chiusura del bando verrà predisposta una graduatoria di merito e le istanze verranno approvate secondo l’ordine della stessa fino ad esaurimento dei fondi disponibili. Per quanto riguarda gli ulteriori dettagli (tempistica, vincoli, esclusioni ecc.) si rimanda alle istruzioni operative disponibili presso gli uffici provinciali o pubblicate sul sito della Provincia alla sezione agricoltura. E’ una iniziativa che vuole sostenere e valorizzare un comparto, come quello dell’apicoltura, che a fronte di perdite significative derivanti, in parte dalla varroa e in parte, in un passato ancora recente, all’utilizzo di concianti pericolosi nelle sementi (pratica poi fortunatamente sospesa o comunque ridimensionata), svolge un ruolo fondamentale di tutela e sviluppo dell’ambiente e di mantenimento della sua biodiversità, oltre a quello di indicatore dello stato di salute dell’ambiente. 
Proprio per queste sue funzioni l’apicoltura sta raccogliendo attualmente un numero sempre più’ alto di addetti, in particolare di giovani siano essi amatoriali che produttori professionali, come anche confermato dai dati dell’ultimo censimento apistico (2012), dal quale risultano censiti circa 260 apicoltori.


lunedì 4 marzo 2013

L'uso dello zucchero a velo per valutare l'infestazione da varroa

E' appena terminata la 30° edizione dell'Apimell - Mostra mercato dell'apicoltura e dei prodotti apistici - . L'Apimell rappresenta annualmente il punto d'incontro degli apicoltori (italiani e non) per confrontarsi sulle nuove tecnologie e seguire i convegni che puntulamente trattano temi tecnici e pratici legati alle problematiche inerenti il settore apistico. 
Quest'anno ha suscitato un'ampia partecipazione ed un notevole interesse da parte della platea, il convegno: Varroa che fare? a cura di UNAAPI, tenutosi sabato 2 marzo nella sala A della Fiera. 
Il convegno tenuto da esperti e referenti di UNAAPI - Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani - ha  affrontato diverse tematiche relative al problema Varroa.
La varroa Varroa destructor  è un acaro parassita esterno che attacca  le api Apis millefera. Questo acaro si attacca al corpo dell'ape e la indebolisce succhiandone l'emolinfa. La varroa di per sè potrebbe non essere nociva per l'ape, ma uno dei problemi legati all'attecchimento di questo acaro sull'ape è la trasmissione di agenti virali RNA all'ape. Una grande infestazione da varroa può portare alla morte della colonia.
Tra i notevoli aspetti legati alla Varroa destructor è emerso, dal convegno, l'utilizzo dello zucchero a velo come termometro, per misurare il grado di infestazione del super organismo alveare, quindi lo zucchero a velo in pochi semplici passi è utile nel verificare, prima che sia troppo tardi, se intervenire o meno, con prodotti specifici per l'abbattimento di questo acaro.  Si precisa che l'utilizzo dello zucchero a velo non è altro che un'analisi quantitativa: si conta il numero di acari presenti nella colonia e non consente in nessun modo di debellare l'infestazione  della colonia da parte della varroa.

Di seguito il video di UNAAPI proposto al convegno, che ci mostra come procedere nell'utilizzo dello zucchero a velo.





venerdì 1 marzo 2013

Corso Base di Apicoltura a Covo (BG)


Il GRUPPO AGRICOLTURA IN ROSA e l'Assessorato all'Agricoltura e Ambiente del comune di Covo (BG) organizzano il corso base di apicoltura a cura di Damiano Martellini - titolare dell'Azienda Apistica Martellini di Scalzo -.

Il corso avrà inizio il 15 marzo e le lezioni si svolgeranno a partire dalle 20:30 sino alle 23:00 presso la sala riunioni del Centro Sociale Biolcheria di Via al Pradone n. 12, Covo (BG).

Per info visitare la locandina del corso 

mercoledì 27 febbraio 2013

CORSO TEORICO E PRATICO DI INTRODUZIONE ALL’APICOLTURA 2013


L’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (A.R.A.P.), nell’ambito del programma annuale di formazione e assistenza svolto su tutto il territorio regionale, organizza un Corso teorico e pratico di introduzione all’Apicoltura della durata di 8 lezioni che si svolgerà nella provincia di Bari.
Il percorso formativo offre una formazione di base nell’allevamento e cura delle api, rivolto a coloro che intendono iniziare l’attività apistica o semplicemente conoscere da vicino il mondo delle api ed i prodotti della loro laboriosa attività.
Il corso, a numero chiuso (max 30 partecipanti) in base all’ordine cronologico di prenotazione, è strutturato in 4 lezioni teoriche (16 ore) e 4 lezioni pratiche (16 ore) in apiario che si terranno il sabato mattina nel periodo aprile-giugno 2013.
Le date delle lezioni riportate nel programma allegato potrebbero subire piccole variazioni in relazione alle esigenze didattiche del corso e alle condizioni metereologiche.
Sede del corso: Istituto Tecnico Agrario F. Gigante - Via Ten. O. Gigante n. 14, Alberobello (Ba).
A tutti i partecipanti sarà fornito gratuitamente:          
  a) un libro di testo: “Apicoltura Tecnica e Pratica”, Pistoia A., Edizioni L’informatore Agrario
  b) una maschera a camiciotto per visita alveari
Al termine del corso a tutti i partecipanti con almeno il 75% di presenze alle lezioni (24 ore) sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per tutti i partecipanti sarà stipulata un’assicurazione sulla Responsabilità Civile e sul rischio di punture.
MODALITÀ D’ISCRIZONE
Il costo del corso, a solo titolo di rimborso spese, è pari a € 100,00 (cento/00).
La domanda di partecipazione al corso corredata da copia della ricevuta di pagamento della quota d’iscrizione può essere inviata via e-mail all'indirizzo corsi@apicoltoripugliesi.it  (allegando il file in formato PDF o JPEG della domanda d'iscrizione con firma originale e copia del pagamento) entro il 24 Marzo 2013.
Il pagamento della quota di iscrizione deve avvenire mediante:
  • bonifico bancario intestato all’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (ARAP)
  IBAN: IT64 S076 0116 0000 0100 4516 165   - Casuale del versamento: "Iscrizione corso base apicoltura 2013"
  • su c/c postale numero 1004516165 intestato ad Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (ARAP), via Gidiuli n. 34, Lecce.        Casuale del versamento: "Iscrizione corso base apicoltura 2013".
 Informazioni dettagliate sul corso ed il modulo d’iscrizione possono essere richiesti via e-mail all’indirizzo corsi@apicoltoripugliesi.it  oppure contattando il dott. Fabio Silvestre al 349/1511650.
          

venerdì 8 febbraio 2013

Apicoltura in Cina


Chissà se qualche visitatore di questo blog ci capirà qualcosa, la lingua cinese non è ancora alla portata di molti occidentali, ma di sicuro le immagini possono esserci utili per fare qualche raffronto con la quotidianità dei nostri apicoltori...

sabato 2 febbraio 2013

Cera d'api




La cera d'api è un prodotto dell'apicoltura. è fabbricata dalle api operaie a partire dall’undicesimo giorno di vita, quando vengono sostituite nel compito di nutrire la covata da api più giovani. Le api addette alla produzione di cera svolgeranno questo nuovo compito per circa una decina di giorni, per poi dedicarsi nell’ultima fase della loro breve vita a bottinare il nettare, il polline e la propoli, secondo il periodo dell’anno, in un lavoro che le vedrà sempre partecipi in una società ideale, dove l’unione fa la forza e assicura la sopravvivenza della comunità. La cera è la secrezione delle ghiandole ciripare, che si trovano tra gli anelli dell’addome, ed è il risultato di una trasformazione chimica del nettare. La costruzione di un favo è un’attività sociale alla quale partecipano centinaia di api operaie: aggrappate le une alle altre le api formano delle catene di lavoro e con straordinaria destrezza costruiscono gli alveoli esagonali con incredibile precisione. L’esagono è la forma geometrica perfetta, che permette di sfruttare al meglio lo spazio disponibile, consentendo di costruire il maggior numero di cellette con il massimo risparmio di cera, circa 850 alveoli ogni decimetro quadrato di favo. Anche il risparmio di cera è importante, perché la sua produzione richiede notevoli risorse, tenuto conto che per produrre un kg di cera le api devono consumare dieci kg di miele. 

fonte: www.inerboristeria.com

venerdì 1 febbraio 2013

Corso base di apicoltura - Apidolomoti

Apidolomoti - Associazione Apicoltori della Provincia di Belluno organizza un corso base di apicoltura.
Il corso si svolgerà in otto lezione teorico-pratiche (16 ore totali).
Al corso potranno accedere un massimo di 35 persone, quindi, compatibilmente con i posti disponibili è possibile indicare la sede preferita tra:
Limana (inizio 5 marzo)
Cesiomaggiore (inizio 12 marzo)

A chi seguirà almeno il 70% delle lezioni Apidolomiti rilascerà un attestato di frequenza.

Per info e contatti rivolgersi a:
APIDOLOMITI - tel. 340 8502297 (Sig.ra Aurora)
oppure visitare il sito www.apidolomiti.com/corsiapicoltura
Scarica qui il Programma del Corso

fonte: www.apidolomiti.com


giovedì 31 gennaio 2013

Candele con cera d'api





Meravigliosamente dalla natura arriva la cera delle api: la prima materia che si utilizzò per la produzione delle candele, un prodotto da sempre disponibile, malleabile e combustibile. La maggior parte delle candele in commercio, sono realizzate con la paraffina, che è un derivato del petrolio. Da uno studio presentato al meeting annuale dell'American Chemical Society, risulta che le sostanze liberate dalla paraffina (acetone, benzene, bisolfuro di carbonio, ossido di carbonio, clorobenzene, formaldeide, fenolo, toluene, xilene, ecc) risultano cancerogene per l'uomo e addirittura responsabili di alcune forme di allergie e malattie respiratorie.
Dallo stesso studio invece emerge che le candele in pura cera d'api non sono inquinanti. Le candele di cera d'api sono superiori rispetto a quelle di paraffina, perché purificano l'aria e inoltre producono una luce molto più intensa, con poco tremolio. E' aromatica e ha il profumo dolce del miele; non gocciola e non produce né fuliggine e né fumo.


Video realizzato dall'azienda agricola Ambrosino per info e contatti: Apicoltura Ambrosino

mercoledì 16 gennaio 2013

CORSO DI APICOLTURA 1° E 2° LIVELLO

L'A.L.P.A. Miele, Associazione Ligure Produttori Apistici, ha presentanto il calendario dei corsi, base ed avanzato, che si terranno nella provincia di Savona. Entrambi i corsi si articoleranno su cinque lezioni serali teoriche a cadenza settimanale ed una lezione tecnica pratica con esperienze diretta in apiario. Al termine dei corsi verrà consegnato un attestato di partecipazione. Referenti: Mauro Puppo cell. 338.2198242 - Carlo Maria Gazzoli cell. 348.6062046 - Luca Cosco cell. 338.6429097.

Per visualizzare l'invito: 
http://gestione.terranostra.it/allegatiUP/eventi/Locandine.pdf

fonte: 
http://www.terranostra.it/it/evento/1238/16-01-2013-apicoltura-savona.html/vicinanze

lunedì 14 gennaio 2013

CORSO DI AVVICINAMENTO ALL'APICOLTURA

Slow food cremonese con il patrocinio degli Ambasciatori dei Mieli e della provincia di Cremona, organizza a Pandino, presso il Castello Visconteo, un corso di apicoltura in 8 lezioni; cinque teoriche e tre di carattere pratico.
Con questa iniziativa si vuole offrire, l'opportunità di acquisire le informazioni necessarie per conoscere questa attività in modo consapevole, con un occhio di riguardo alla conduzione biologica dell'alveare.
L'obiettivo è quello di diffondere la cultura apistica, oltre alla conoscenza del miele e dei prodotti correlati.
La prima lezione è in programma martedì 29 gennaio alle ore 20.45

E possibile reperire maggiori informazioni su www.slowfoodcremonese.it, dove troverai costi, calendario, modalità, il programma dettagliato di ogni singola lezione, oltre a poter scaricare la locandina del corso.


sabato 5 gennaio 2013

Come allevare le api


La prima cosa che viene in mente quando si parla di apicoltura è, naturalmente, il miele. Questo fluido dolce, viscoso, è nettare trasformato dalle api operaie. In media, un alveare commerciale può produrre 29 chili di miele all’anno. La cera è un altro prezioso sottoprodotto dell’attività delle api. Un favo serve per cinque o sei anni. Poi si scurisce a motivo di vari microbi e larve che vi si annidano, e deve essere sostituito. Dai favi scartati si estrae la cera. La produzione media commerciale va dai 10 ai 20 chili di cera per ogni tonnellata di miele raccolto. 
Il polline — che è la principale fonte di proteine, vitamine, minerali e grassi per lo sviluppo della regina, delle operaie e dei fuchi — è pure apprezzato da alcuni come ottimo rimedio naturale per diversi disturbi fisici. Un favo può produrne quasi 5 chili all’anno. Il propoli è una sostanza che le api usano per isolare l’alveare e per avvolgere qualsiasi intruso troppo grosso per essere allontanato. 
Direttamente o indirettamente, la produzione di circa un quarto del cibo che consumiamo, dipende dalla capacità delle api mellifiche di impollinare le piante coltivate. Mele, mandorle, angurie, prugne, pere, cetrioli e diversi tipi di bacche, dipendono tutti dall’impollinazione effettuata dalle api. Lo stesso avviene per varie piante da semina, fra cui carote, cipolle e persino girasoli. Il lavoro delle api, che impollinano l’erba medica di cui si nutre il bestiame, influisce anche sulla carne e sui prodotti caseari.


Diventare apicoltore può sembrare facile: Uno si procura alcune arnie piene di colonie di api, le colloca in una località nettarifera e ritorna dopo qualche mese a raccogliere i prodotti. Ma le cose non stanno così. 
Facendo l’apicoltore si assiste a miracoli quotidiani. Finora nessuno capisce bene la complessa vita comunitaria, la progredita capacità di comunicare e le favolose abitudini di lavoro dell’ape mellifica. 

Tracciando la storia dell’apicoltura, bisogna sapere che nel passato gli apicoltori raccoglievano il miele distruggendo le colonie di api, che abitavano in alberi cavi e altri anfratti. Nel 1851, tuttavia, un apicoltore americano, Lorenzo Lorraine Langstroth, scoprì che le api lasciano uno spazio di circa 6 millimetri fra i favi di cera. Quindi si potevano usare alveari di legno di fattura umana, in cui fosse lasciato uno spazio simile fra i telai dei favi. Così era possibile estrarre i telai dall’alveare e raccogliere il miele e la cera senza distruggere la colonia.


Per fare bene questo lavoro, è necessario avere molto affetto per le proprie api. Si diventa come un padre per loro, e le api se ne rendono conto e reagiscono di conseguenza. Si diventa anche il loro medico, il loro custode e colui che dà loro da mangiare nei periodi difficili d’inverno

Un buon apicoltore può dire molto, dando solo un’occhiata a un alveare, che di solito contiene da 8.000 a 80.000 api. Se sei esperto, quando apri l’alveare, ti basta sentire il ronzioper capire se la colonia è sana, produttiva e ‘felice’se ha fame; se è ‘orfana’, perché l’ape regina è morta; se è agitata per qualcosa di spiacevole; e molte, molte altre cose. 


L’apicoltore può seguire i fiori d’arancio e di tiglio per tenere occupate le sue colonie. D’estate e d’autunno, una zona ricca di pini e abeti farà produrre miele di buona qualità di colore roseo, che si vende bene. Dal timo in fiore si ottiene miele della migliore qualità, un miele insuperabile, dicono gli apicoltori. Le api si nutrono anche di trifoglio bianco, trifoglio giallo dolce ed erba medica. 
È estremamente importante avere buon senso. Quando si collocano gli alveari in una zona montuosa, è meglio metterli ai piedi del monte. Così le api possono salire verso la cima, posarsi sugli alberi carichi di fiori, e poi, sazie, scendere con maggior facilità verso l’alveare. Se gli alveari fossero molto più su lungo il pendio, al di sopra degli alberi, le api si stancherebbero e ciò avrebbe un effetto negativo sulla produttività della colonia.

Ogni apicoltore capisce quale ruolo importantissimo ha la regina sul benessere e la produttività della colonia.  Negli alveari che producono scarse quantità di prole e di miele, la regina deve essere uccisa e sostituita.  

Le colonie che hanno regine giovani producono la maggior quantità di miele.  Inoltre, quando si vogliono creare nuove colonie, si prende un alveare doppio sano, pieno di api, e si separa la cassetta superiore da quella inferiore.  Si lascia la regina in una cassetta, e si mette una giovane regina già accoppiata nell’altra.  Al tempo della fioritura, la nuova regina deporrà le uova, riempiendo l’alveare di giovani api operaie”.  
Quanto vive un’ape? La durata della vita di un’ape operaia è inversamente proporzionale alla sua operosità.  D’estate, quando succhia il nettare dai fiori circa 15 ore al giorno e vola a una velocità di 21 chilometri orari, l’ape vive solo sei settimane.  D’inverno le api faticano meno, perché lavorano solo due o tre ore al giorno, e quindi riescono a vivere parecchi mesi.. 

Fonte: http://www.animalidalmondo.it/come-allevare-le-api-154087.html