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giovedì 13 settembre 2018

Togliere un nido d'api dalla propria casa è un'operazione costosa?

Se le api nidificano in un anfratto o in una intercapedine murale della vostra casa siete di fronte ad un
un problema non facile da risolvere se non con l'aiuto di un esperto del settore, ovvero di un apicoltore. Per tutti gli altri tipi di insetti ci sono delle ditte specializzate che possono fare questi tipi di lavori, per le api invece si tratta di insetti ad alto rischio di estinzione e per questo viene richiesto dalle autorità l'ntervento di apicoltori che possano, una volta smantellato favo per favo l'alveare, mettere in salvo la famiglia d'api e darle la possibilità di riprodursi dopo essere stata deposta in un apposito apiario. Anche se gli apicolturi usano tutte le dovute precauzioni con tute e guanti indicati, l'operazione di eradicazione dell'intero alveare può comportare un aumento dell'aggressività naturale delle api che, per difendersi, tentano di dare quante più punture possibili all'apicoltore. Nonostante le tute protettive l'apicoltore può sempre essere soggetto a punture (soprattutto quando il lavoro continuo e la relativa sudorazione rende i tessuti della tuta più aderenti alla pelle).
Il lavoro di eradicazione, contrariamente alla cattura di uno sciame, può avere dei costi che variano da regione a regione, ma in generale possiamo dire che il compenso richiesto da un apicoltore non scende mai al di sotto della cifra di 500.00 euro

martedì 17 novembre 2015

Vendo cera d'api per candele

Vendo fogli di cera d'api, ideali per la realizzazione di candele.
Nelle foto che seguono alcuni esempi pratici del tipo di candele che si possono realizzare con i fogli cerei. Buon divertimento!
per info
cell. 3335781651 (Francesco)
Facebook: Apicoltura Spinelli
email: apicolturaspinelli@pec.it






venerdì 17 luglio 2015

lunedì 11 agosto 2014

Il 2014 un anno da dimenticare per i produttori di miele

(ANSA) - TORINO, 11 AGO - Il clima di quest'anno ha comportato gravissimi danni agli apicoltori piemontesi. La rilevazione è di Coldiretti. Solo nel miele di acacia si calcolano perdite pari a 5 kg di miele per ogni alveare. Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del "millefiori" non hanno fornito raccolti soddisfacenti. Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte, chiede di valutare "misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale".

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Annata da dimenticare per l'apicoltura in Piemonte

| 11/08/2014L’inconsueto andamento climatico di quest’anno, con un brevissimo anticipo di bel tempo subito dopo la fine dell’inverno, seguito da un interminabile periodo di piogge e temperature pressoché costantemente al di sotto della media, ha determinato gravissimi danni agli apicoltori della nostra regione.
I danni maggiori derivano dalla perdita, in molti casi totale, del raccolto di miele di acacia dove, a fianco di produzioni pressoché nulle, si registrano valori dell’ordine dei 5 kg di miele per ogni alveare.
Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del “millefiori” non hanno fornito raccolti soddisfacenti ed il castagno, pur se in netta ripresa dopo i successi conseguiti con la lotta biologica al cinipide, a causa delle piogge e temperature ha anch’esso deluso, salvo alcune situazioni, chi sperava di recuperare un po’ delle perdite subite.
Scarse anche le speranze di un recupero con la raccolta della melata a causa del perdurare del mal tempo.
A fare di quest’annata un’annata da dimenticare, a fianco della perdita dei raccolti di maggiore interesse, si pongono i crescenti problemi per le lotta alla varroa e le preoccupazioni per la possibile diffusione della Vespa velutina nella nostra regione.
“Si tratta di condizioni eccezionali, di cui quasi non si ha memoria, che rischiano di mettere in grandissima difficoltà numerose imprese del settore per le quali – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte - chiediamo che in tutte le sedi competenti venga valutata la possibilità di attivare, con urgenza, misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale”.
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Coldiretti: "Annata disastrosa per l'apicoltura in Piemonte"

Coldiretti: "Annata disastrosa per l'apicoltura in Piemonte"
L’inconsueto andamento climatico di quest’anno, con un brevissimo anticipo di bel tempo subito dopo la fine dell’inverno, seguito da un interminabile periodo di piogge e temperature pressoché costantemente al di sotto della media, ha determinato gravissimi danni agli apicoltori della nostra regione.
I danni maggiori derivano dalla perdita, in molti casi totale e poco meno, del raccolto di miele di acacia dove, a fianco di produzioni pressoché nulle, si registrano valori dell’ordine dei 5 kg di miele/alveare. Anche le fioriture primaverili e di inizio estate del “millefiori” non hanno fornito raccolti soddisfacenti ed il castagno, pur se in netta ripresa dopo i successi conseguiti con la lotta biologica al cinipide, a causa delle piogge e temperature ha anch’esso deluso, salvo alcune situazioni, chi sperava di recuperare un po’ delle perdite subite.
Scarse anche le speranze di un recupero con la raccolta della melata a causa del perdurare del mal tempo. A fare di quest’annata un’annata da dimenticare, a fianco della perdita dei raccolti di maggiore interesse, si pongono i crescenti problemi per le lotta alla varroa e le preoccupazioni per la possibile diffusione della Vespa velutina nella nostra regione.
“Si tratta di condizioni eccezionali, di cui quasi non si ha memoria, che rischiano di mettere in grandissima difficoltà numerose imprese del settore per le quali – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte - chiediamo che in tutte le sedi competenti venga valutata la possibilità di attivare, con urgenza, misure straordinarie di sostegno, di agevolazione al credito e di esenzione fiscale”
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apicolturacambiamenti climatici, le basse temperature e le piogge intense che hanno flagellato il Paese, in primavera e in questo inizio di estate, hanno “affaticato” anche le api, tanto che il raccolto di miele italiano rischia di essere seriamente compromesso e disomogeneo per aree.
Nord e a Sud dello Stivale i dati più preoccupanti:l’apicoltura registra una pessima stagione produttiva con percentuali che sfiorano il -70%. Meglio nelle regioni centrali dove il calo della produzione dovrebbe attestarsi sul -40%. “Anche se abbiamo leggere speranze di recuperare, molto dipenderà dal tempo e dall’agognato avvento della bella stagione, che tarda ad arrivare  - spiega Hubert Ciacci, presidente della “Settimana del Miele” di Montalcino- risultano già penalizzati i raccolti di miele di acacia, di cui la Toscana è tra le pochissime regioni produttrici, di agrumi nelle aree del Sud e, molto negativa, anche la produzione dei millefiori estivi e di mieli provenienti dalle regioni del Nord Italia”. Il bilancio definitivo del raccolto 2014 si saprà alla “Settimana del Miele” (Montalcino, 12-14 settembre 2014), gli “Stati Generali” dell’apicoltura, ma, intanto, arrivano i numeri di questo settore che si appresta a registrare i minimi storici sul fronte della produzione.



Ma l’apicoltura è anche un settore economico dai numeri importanti, in cui cresce l’occupazione, soprattutto giovanile, perché la domanda di prodotti apistici cresce più dell’offerta e salgono, di conseguenza, le quotazioni del miele. Un settore “giovane” anche perché per avviare un’attività l’investimento è contenuto: bastano 50-70.000 euro per creare un allevamento professionale. Numeri che, nel complesso, fanno dell’apicoltura un settore che vale 70 milioni di euro, impiega 50.000 apicoltori e sfiora quota 1,1 milioni di alveari in tutto il Paese, per una produzione media di 200.000 quintali di miele l’anno. “L’Italia, infatti, si conferma – continua Ciacci – uno dei pochi Paesi in cui le api “stanno bene” anche se chiedono, per continuare a svolgere il servizio di impollinazione che offrono all’agricoltura, valutato 3,5 miliardi di euro, maggiore attenzione sull’utilizzo dei prodotti chimici e sulle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici”.
Un’attenzione che anche il presidente degli Stati Uniti, Obama, ha mostrato di avere verso le api, tanto che ha firmato un documento ufficiale che sollecita un provvedimento del governo federale sulla questione che da qualche anno mette l’ape comune in una posizione di estrema responsabilità nei confronti del futuro dell’umanità. “Quando si parla di api non si parla solo di miele – commenta Ciacci – ma anche di agricoltura e della produzione di tutti quei prodotti che comunemente portiamo sulle nostre tavole, dalle mele alle mandorle, dalle pesche alle pere, dalle melanzane all’uva, dai cetrioli alle fragole, solo per citare alcune delle 71 colture su 100, che provvedono all’alimentazione umana, che vengono impollinate dalle api. Senza le api, agente fondamentale di queste colture, si prospetta uno scenario catastrofico”.
A Montalcino per la “Settimana del Miele” (12-14 settembre 2014) oltre a fare il punto sulle prospettive e gli scenari futuri che si aprono per gli insetti impollinatori, e per l’umanità, si potranno scoprire e degustare anche molte varietà di miele, dalle più note e utilizzate come acacia, millefiori, castagno e girasole, alle meno conosciute come il miele di spiaggia, di corbezzolo, di marruca, di melata di abete e tanti altri ancora.
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APICOLTURA IN CRISI, BILANCIO 2014 IN ROSSO E APIARI INFESTATI DAGLI ACARI PARASSITI

La Giunta regionale, su proposta del vicepresidente e assessore alle Risorse agricole e forestali Sergio Bolzonello, ha approvato il Programma triennale per l’Apicoltura 2014-2016. L’obiettivo del Programma, che verrà attuato dai Consorzi apistici provinciali, è quello di favorire lo sviluppo qualitativo e quantitativo del settore, ritenuto indispensabile per l’economia agricola regionale e per la salute dell’intero ecosistema.
Nel 2013 hanno operato in Friuli Venezia Giulia 1.328 apicoltori che hanno denunciato il possesso complessivo di 31.271 alveari (in aumento del 12 per cento rispetto al 2011) in circa 1.900 apiari. I dati raccolti dal Laboratorio Apistico Regionale (LAR) però danno conto di un bilancio 2014 tutt’altro che positivo, con una recrudescenza della varroasi, una delle più nefaste patologie che colpiscono le api, dovuta ad un aumento dei fenomeni di resistenza ai presidi sanitari autorizzati in uso per la lotta all’acaro.
“La situazione meteorologica di fine inverno, caratterizzata da condizioni particolarmente miti, ha favorito – si legge in un comunicato LAR di ieri – una ripresa precoce dell’allevamento di covata e conseguentemente della riproduzione della Varroa (acaro parassita). Così, nell’apiario sperimentale del LAR, e verosimilmente in molti altri apiari della regione, sono state registrate infestazioni superiori alla media. Ciò ha determinato una produzione di miele da parte delle colonie che è risultata significativamente inferiore alla norma”.
Il Programma stanzia un importo complessivo di 476.890 euro per fornire, attraverso gli esperti apistici, un servizio di assistenza tecnica specializzata agli apicoltori; per attuare un unico piano di profilassi e risanamento al fine di migliorare il livello sanitario delle colonie di api e per ostacolare i fenomeni di spopolamento delle famiglie di api; per razionalizzare la pratica della “transumanza”, ovvero lo spostamento degli alveari per inseguire le fioriture nel corso della stagione primaverile-estiva; per procedere all’affidamento di analisi di laboratorio sul miele a garanzia dei consumatori.

venerdì 31 maggio 2013

Il polline è contaminato? Le api lo sigillano, ma non basta.

Non solo questi animali sono sempre più in pericolo a causa dell’uomo, ma è sorprendente vedere come cerchino di adoperarsi per porre rimedio ai disatri umani.
Secondo alcuni scienziati le api sono arrivate a sigillare il polline quando troppo carico di elementi estranei e/o dannosi alla colonia come i pesticidi.
Fotografia: Journal of Pathology
In questa foto gli scienziati mostrano un favo di una colonia di api che presenta delle normali celle contenenti polline (contenuto colorato) e altre celle che presentano una sorta di coperchio, botola, tappo completamente sigillato
Le api stanno prendendo misure di emergenza per proteggere i loro alveari dai pesticidi, questo è un esempio straordinario di come questi piccoli esseri cerchino di proteggersi dall’uomo e dai suoi disastri.
Gli scienziati hanno trovato numerosi esempi di questo fenomeno: api che sigillano le celle dell’alveare piene di polline (contaminato) per metterlo fuori uso, e proteggere il resto dell’alveare dal loro contenuto. Il polline conservato in celle sigillate è stato esaminato ed al suo interno l’amara scoperta: livelli notevolmente più elevati di pesticidi e altre sostanze chimiche potenzialmente dannose rispetto al polline conservato in celle vicine, che viene utilizzato per nutrire crescenti giovani api e che viene utilizzato per la produzione della cera.
Le api incredibilmente riescono a percepire che qualcosa non va nel contenuto del polline e lo incapsulano (cit. Jeff Pettis, entomologo del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. “Le api non sigillano normalmente il polline”).

Purtroppo tutti questi sforzi da parte delle api come ultima spiaggia per salvarsi “dall’ingegno umano” sembra non avere successo. La carica di pesticidi comunque presente in queste celle è talmente elevato che comunque prima o poi la colonia muore anche per una serie di concause.

Si tratta di un meccanismo di difesa che non è riuscito, meccanismo di difesa che le api hanno creato come ultima ed estrema possibilità per salvarsi (ed è un comportamento straordinario se pensiamo che le capacità di adattamento ed evolutive di un animale impiegano molto tempo per formarsi e perfezionarsi).

Le api negli ultimi anni anche a causa della globalizzazione devono vedersela con diversi problemi (clima sempre più diverso dovuto al surriscaldamento, varie malattie, pesticidi, inquinamento, elettromagnetismo, parassiti esotici, virosi, peste americana, peste europea, nosema…). Il più grave come sanno tutti gli esperti del settore è un temibile parassita, un acaro più piccolo di una normale pulce, la varroa destructor, che non sarebbe un vero problema per l’ape se non fosse che questo parassita trasmette nell’emolinfa delle api una quantità indefinita di virus; ecco perchè gli sciami selvatici sono pressoché spariti.

Gli apicoltori sono soli, inermi, praticamente in balia di loro stessi nella completa ignoranza dell’umanità che guarda solo all’oggi senza pensare al futuro.

Nei sommergibili, come si vede in alcuni film, si utilizzava un piccolo canarino in gabbietta per scoprire eventuali fughe radioattive. La morte del canarino era un campanello d’allarme grave che poteva permettere all’equipaggio di salvarsi, anche se era già troppo tardi.

Il campanello d’allarme del nostro mondo sono le api e molti insetti. Dove ci sono le api c’è vita, ma le api stanno morendo e forse non gliene frega niente a nessuno; in fondo è solo un antipatico insetto che punge e che serve a fare miele…?

Il declino delle popolazioni di api è diventato una preoccupazione crescente negli ultimi anni: sintomo da collasso dell’alveare “Colony Collapse Disorder”, il nome dato alla morte inspiegabile di colonie di api, sta colpendo gli alveari in tutto il mondo, prima nelle Americhe, ora ovunque.

Gli scienziati dicono che le ragioni sono molte: si va dai pesticidi agricoli a parassiti e malattie/virosi delle api, inquinamento e l’agricoltura intensiva, che riduce l’habitat delle api e si sostituisce alle fonti alimentari.

La globalizzazione può anche essere un fattore, essa diffonde malattie e problemi per le api in tutto il mondo (vedi ultimo caso delle vespa asiatica arrivata dalla Cina).

La perdita di impollinatori potrebbe avere effetti gravi per l’agricoltura, gli scienziati ci hanno messo in guardia da qualche anno; farfalle ne vediamo ancora in giro nei campi?

Il fenomeno del polline “tombato” è stato notato la prima volta in un documento scientifico del 2009, il problema è che da allora i casi si sono moltiplicati esponenzialmente e da allora gli scienziati hanno riscontrato tale comportamento più frequentemente, con gli stessi risultati, ovvero il collasso delle colonie in seguito a questo tentativo disperato.

A questo punto merita la presenza di una frase e di un pensiero di qualcuno che già molti anni fa percepiva il problema.

Oggi pare che il problema persista e l’ignoranza con esso.

“If the bee disappears from the surface of the earth, man would have no more than four years to live.” A. Einstein

giovedì 16 maggio 2013

Apicoltura: quel che c'è da sapere per un allevamento ottimale


Miele, polline, cera d'api, propoli. Sono solo alcune delle cose che bisogna sapere per diventare un apicoltore doc. Perché un allevamento di api funzioni e la produzione di miele (e non solo) sia abbondante e di qualità, è molto importante la scelta del posto dove collocare le arnie. Sono considerati parametri fondamentali la presenza entro 3 Km di piante con una fioritura caratterizzata da un'abbondante produzione di polline e nettare, la vicinanza a un corso d'acqua, ventilazione e umidità non eccessive e un'esposizione che in inverno garantisca sempre alcune ore di sole e in estate un'adeguata ombreggiatura. Secondo quanto stabilito dalle normative regionali, gli apiari devono distare almeno 15-20 metri da strade e ferrovie e se ospitano più di 50 famiglie devono essere collocati ad almeno 3 Km da eventuali altri apiari. In tal caso, godono di diritto di prelazione il primo apiario installato e il proprietario del terreno dove e' collocato. Per iniziare l'attività, è necessario procurarsi arnie, prendisciami nel caso in cui si decidesse di partire con colonie catturate in natura oppure sciami artificiali acquistando 5 o 6 telai con favo, covata, api e regina da un apicoltore professionista. 

Quindi, bisogna provvedere all'abbigliamento dell'apicoltore, dal cappello alla maschera, agli attrezzi e ai prodotti per gestire le api e l'alveare, e al materiale per il laboratorio di smielatura e confezionamento. Conti alla mano, i costi vivi di avviamento si aggirano su 1.500-2.000 euro, uno sciame e una cassetta completa costano da 50 a 100 euro. Come per tutti i lavori della campagna, anche l'apicoltura è soggetta a stagionalità. L'Attività inizia in primavera e l'apice si raggiunge a estate inoltrata. I prodotti dell'apicoltura sono ovviamente il miele, ma anche il polline, la cera d'api, la pappa reale, propoli e veleno, che sono utilizzati tanto nella medicina omeopatica che in quella tradizionale. La produzione di miele può variare da 25-30 Kg per alveare fino a 90, mentre il suo valore di mercato parte da un prezzo minimo di 5 euro.


mercoledì 20 marzo 2013

Incontro tecnico di apicoltura - Molise


L’ARAM la invita a partecipare all’incontro tecnico che si terrà il 
giorno 23 marzo ore 16.00 presso l’Hotel Pleiadi’s di Bojano,

Programma: 

  • ore 16.00: Registrazione dei partecipanti 
  •  ore 16.15: Presentazione attività formative ARAM 2013 
  •  ore 16.30: Gli adempimenti dell’apicoltore e dell’azienda apistica 
  •  ore 17.00: “Mangiarsano”  con le api – (dott.ssa Sandra Capocefalo – dietista)  
  •  ore 17.30: PROGRAMMA UNAAPI “il monitoraggio dell’infestazione da Varroa  con   l’uso dello zucchero a velo”– Proiezione di filmato dimostrativo (Agr.  A.Carrelli) 
  •  ore 18.00: Fisco e apicoltura: ultime novità per l’apicoltore(Agr. A. Carrelli) 
  •  ore 18.15: dibattito e conclusioni


 Al termine verrà rilasciato attestato di partecipazione


 NOTA: Ingresso libero per gli associati regolari e nuovi soci.  Contributo di euro 10,00 per altri partecipanti.

Per maggiori dettagli e delucidazioni potete contattare i seguenti recapiti:
Antonio Cirelli: 3208703423
Giovanni Rico: 3204305811


sabato 16 marzo 2013

Stato sanitario e attualità in apicoltura - Legnaro (PD)

Si terrà domenica 7 aprile 2013, presso la Corte Benedettina di Legnaro (PD) il convegno 
Stato sanitario e attualità in apicoltura

La locandina del corso qui

fonte: www.izsvenezie.it

giovedì 7 marzo 2013

Valle d'Aosta: Domande contributi apicoltori

L’Assessorato dell’agricoltura e risorse naturali ricorda agli apicoltori che fino a venerdì 29 marzo prossimo è possibile presentare le domande di contributo relative alle azioni dirette a migliorare le condizioni della produzione e commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura, previste dal Regolamento (CE) n. 1234/2007, per il periodo 2013-2014. Le domande devono essere presentate all’Ufficio apicoltura dell’Assessorato, in località Grande Charrière 66 a Saint-Christophe (orario: martedì e giovedì dalle 9 alle 14, altri giorni su appuntamento). Il bando relativo alla concessione dei contributi è consultabile qui.


martedì 5 marzo 2013

Nuovi fondi per l'apicoltura. La Provincia di Biella finanzia l’acquisto di arnie con fondo a rete


L’apicoltura biellese riceve nuovi fondi destinati al contenimento della varroa, malattia questa che ogni anno arreca ingenti perdite di api mellifere, attraverso l’acquisto di arnie dotate di fondo a rete antivarroa. La Provincia di Biella ha già predisposto il nuovo bando per l’anno 2013 sulla base dei fondi, poco meno di 5.000 €, messi a disposizione dal MIPAF in applicazione del Reg. Cee 1234/07. Al nuovo bando, che aprirà il 4 marzo e si protrarrà fino al 29 marzo, possono aderirvi solo gli apicoltori professionali con partita Iva Agricola, iscrizione alla CCIAA come agricoltori o apicoltori e con fascicolo aziendale costituito presso un CAA (centro di assistenza agricola). Il contributo per l’acquisto delle sole arnie dotate di fondo a rete (massimo fino a 80 € l’una) verrà erogato in conto capitale con una percentuale del 60% della spesa ammessa. 

Alla chiusura del bando verrà predisposta una graduatoria di merito e le istanze verranno approvate secondo l’ordine della stessa fino ad esaurimento dei fondi disponibili. Per quanto riguarda gli ulteriori dettagli (tempistica, vincoli, esclusioni ecc.) si rimanda alle istruzioni operative disponibili presso gli uffici provinciali o pubblicate sul sito della Provincia alla sezione agricoltura. E’ una iniziativa che vuole sostenere e valorizzare un comparto, come quello dell’apicoltura, che a fronte di perdite significative derivanti, in parte dalla varroa e in parte, in un passato ancora recente, all’utilizzo di concianti pericolosi nelle sementi (pratica poi fortunatamente sospesa o comunque ridimensionata), svolge un ruolo fondamentale di tutela e sviluppo dell’ambiente e di mantenimento della sua biodiversità, oltre a quello di indicatore dello stato di salute dell’ambiente. 
Proprio per queste sue funzioni l’apicoltura sta raccogliendo attualmente un numero sempre più’ alto di addetti, in particolare di giovani siano essi amatoriali che produttori professionali, come anche confermato dai dati dell’ultimo censimento apistico (2012), dal quale risultano censiti circa 260 apicoltori.


lunedì 4 marzo 2013

Apimell 2013 - Intervento del prof. Felicioli sul benessere dell'Ape


Piacenza (04.03.13) - Il professor Antonio Felicioli nel suo intervento al convegno "Più benessere per l'ape, più salute per l'uomo" tenutosi all'Expo Piacenza in occasione della trentesima edizione di Apimell, la fiera internazionale del comparto apicoltura
Il professor Antonio Felicioli

venerdì 8 febbraio 2013

Apicoltura in Cina


Chissà se qualche visitatore di questo blog ci capirà qualcosa, la lingua cinese non è ancora alla portata di molti occidentali, ma di sicuro le immagini possono esserci utili per fare qualche raffronto con la quotidianità dei nostri apicoltori...

sabato 2 febbraio 2013

Cera d'api




La cera d'api è un prodotto dell'apicoltura. è fabbricata dalle api operaie a partire dall’undicesimo giorno di vita, quando vengono sostituite nel compito di nutrire la covata da api più giovani. Le api addette alla produzione di cera svolgeranno questo nuovo compito per circa una decina di giorni, per poi dedicarsi nell’ultima fase della loro breve vita a bottinare il nettare, il polline e la propoli, secondo il periodo dell’anno, in un lavoro che le vedrà sempre partecipi in una società ideale, dove l’unione fa la forza e assicura la sopravvivenza della comunità. La cera è la secrezione delle ghiandole ciripare, che si trovano tra gli anelli dell’addome, ed è il risultato di una trasformazione chimica del nettare. La costruzione di un favo è un’attività sociale alla quale partecipano centinaia di api operaie: aggrappate le une alle altre le api formano delle catene di lavoro e con straordinaria destrezza costruiscono gli alveoli esagonali con incredibile precisione. L’esagono è la forma geometrica perfetta, che permette di sfruttare al meglio lo spazio disponibile, consentendo di costruire il maggior numero di cellette con il massimo risparmio di cera, circa 850 alveoli ogni decimetro quadrato di favo. Anche il risparmio di cera è importante, perché la sua produzione richiede notevoli risorse, tenuto conto che per produrre un kg di cera le api devono consumare dieci kg di miele. 

fonte: www.inerboristeria.com

venerdì 1 febbraio 2013

Corso base di apicoltura - Apidolomoti

Apidolomoti - Associazione Apicoltori della Provincia di Belluno organizza un corso base di apicoltura.
Il corso si svolgerà in otto lezione teorico-pratiche (16 ore totali).
Al corso potranno accedere un massimo di 35 persone, quindi, compatibilmente con i posti disponibili è possibile indicare la sede preferita tra:
Limana (inizio 5 marzo)
Cesiomaggiore (inizio 12 marzo)

A chi seguirà almeno il 70% delle lezioni Apidolomiti rilascerà un attestato di frequenza.

Per info e contatti rivolgersi a:
APIDOLOMITI - tel. 340 8502297 (Sig.ra Aurora)
oppure visitare il sito www.apidolomiti.com/corsiapicoltura
Scarica qui il Programma del Corso

fonte: www.apidolomiti.com


mercoledì 30 gennaio 2013

Miele bio: 170 campioni in gara per il BiolMiel

Ha preso avvio il 28 gennaio a Bologna la sesta edizione del premio BiolMiel, concorso internazionale riservato ai mieli ottenuti con metodo biologico. La giuria internazionale, costituita da esperti provenienti da tutta Europa, è riunita presso il Cra-Api, Centro di ricerca e divulgazione sull’apicoltura, dove ha sede l’Albo nazionale degli esperti di analisi sensoriale del miele. 

Suddivisi in più commissioni i giurati hanno finito il 29 gennaio di analizzare gli oltre 170 campioni di miele provenienti da diversi paesi europei ed americani, oltre che da tutte le regioni italiane. 

Particolarmente significativa la partecipazione di un apicoltore dell’Etiopia dove la produzione del miele e il suo uso alimentare trova le sue più antiche testimonianze. 

Dopo una successiva fase di analisi dei risultati, la proclamazione dei vincitori verrà fatta al Biofach di Norimberga il 13 febbraio, alle ore 10 presso lo stand di BiolItalia (hall n. 4).

La sesta edizione di BiolMiel è promossa dal CiBi in collaborazione con Cra-Api e con BiolItalia.


sabato 26 gennaio 2013

Miele di Melata




Il miele di melata e’ l'unico miele che non deriva dal nettare dei fiori. La melata e’ prodotta da insetti parassiti che succhiano la linfa delle piante assorbendone la parte azotata ed espellendo invece la parte zuccherina che viene pertanto raccolta dalle api.

Gli insetti produttori di melata sono numerosissimi come le piante da essi attaccate e sostanzialmente si distinguono quelle prodotte su conifere (Melata di abete) e melate prodotte da un insetto che si chiama Metcalfa Pruinosa che rivolge la sua attenzione ad una serie molto varia di piante e non consente la distinzione della melata rispetto alla pianta.



martedì 8 gennaio 2013

GIUNTA VENETA ADOTTA PROGRAMMA APICOLTURA 2014 – 2016


Nel Veneto, l’apicoltura è un’attività radicata e diffusa, che influenza direttamente le produzioni frutticole, svolge un ruolo rilevante per la salvaguardia ambientale, riveste un’importanza economica per il valore intrinseco della produzione del miele e degli altri prodotti apistici. E’ un settore da sempre accompagnato dalla Regione e sostenuto anche a livello comunitario da uno specifico Regolamento, che supporta programmi triennali nazionali di sostegno. In Italia, tale programma è composto da sottoprogrammi elaborati ogni tre anni da Regioni, Province autonome ed Enti ministeriali, in stretta collaborazione con le Organizzazioni Professionali e le forme associate del settore apistico rappresentative della realtà territoriale. 
A questo proposito la Giunta regionale, su iniziativa dell’assessore all’agricoltura, ha adottato il Programma regionale 2014 – 2016, che passa ora al Consiglio per l’approvazione definitiva e che deve pervenire al Ministero delle Politiche Agricole entro il 28 febbraio prossimo.
Il programma – ha spiegato l’assessore – ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni generali della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura, favorendo i prodotti di qualità legati al territorio e consolidando i risultati raggiunti nel precedente periodo di programmazione per quanto riguarda la professionalità degli operatori e il miglioramento qualitativo dei prodotti. Sono previste azioni specifiche per il miglioramento dell’allevamento e le attività di produzione; per l’ assistenza tecnica; per migliorare lo stato sanitario degli alveari e la qualità dei prodotti; per favorire il popolamento del patrimonio apicolo regionale, la realizzazione di programmi di ricerca con la divulgazione dei risultati, la caratterizzazione dei mieli tipici. Il totale di contributo richiesto per il periodo di programmazione in questione è di 2 milioni 295 mila euro.
In Veneto, gli apicoltori veneti sono oltre 3.600 circa 62 mila alveari. L’apicoltura è praticata essenzialmente come attività integrativa, mentre è attività principale solo per una piccola parte di operatori professionalizzati: l’83 per cento degli apicoltori conduce meno di 20 alveari, mentre solo il 4,5 per cento conduce più di 51 alveari; questi ultimi detengono però quasi il 40 per cento del patrimonio apistico. Circa l’87 per cento degli apicoltori aderisce a forme associate (7 realtà tra associazioni e cooperative hanno più di 100 soci e, di queste, due rappresentano più di 800 apicoltori). Le quattro forme associate più rappresentative del territorio, regionale partecipano ai lavori della Consulta regionale per l’apicoltura, portando il punto di vista del mondo degli apicoltori in un momento molto importante per la fase programmatoria regionale.

Fonte: http://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=438886&_spp_bLink=/web/guest&cur=&p_p_state=normal&detailTitle=GIUNTA%20VENETA%20ADOTTA%20PROGRAMMA%20APICOLTURA%202014%20%E2%80%93%202016

sabato 22 dicembre 2012

Apertura bando provincia del Verbanio Cusio Ossola

Apertura bando provincia del Vco. Reg. Ce 1234/07

Beneficiari: 

Possono accedere alla concessione dei contributi gli apicoltori singoli o associati in regola con la denuncia di possesso alveari, in possesso di partita Iva (per attività apistica o agricola) alla data di presentazione della domanda e di iscrizione al registro delle imprese della Camera di Commercio, che conducano almeno 100 alveari, rilevati all’ultimo censimento apistico regionale, e che abbiano costituito il fascicolo aziendale presso un Caa con regolare mandato; che abbiano inoltre la disponibilità di locali di lavorazione dei prodotti dell’alveare (smielatura) in regola con le norme igienico-sanitarie se di proprietà, o in alternativa dimostrino di operare in ambienti in regola con le norme igienico-sanitarie se di terzi.

Le domande devono essere presentate entro il 4 febbraio 2013 alla Provincia del Verbano Cusio Ossola Settore III Servizio Agricoltura – Via dell’Industria 25 – 28924 Verbania, utilizzando il modello predisposto da AGEA con codice a barre, scaricabile dal sito del SIAN, area pubblica, al seguente indirizzo:
http://www.sian.it/portale-sian/attivaservizio.jsp?sid=166&pid=10&servizio=Scarico+ Moduli&bottoni=no
completato con la documentazione richiesta nel bando e con le dichiarazioni utili per l’assegnazione del punteggio. 

Acquisti finanziabili:
Arnie con fondo a rete. Tutte le arnie che beneficiano del contributo previsto dal Reg. CE n. 1234/2007 devono essere identificate con un contrassegno indelebile e non asportabile che riporti l’anno di approvazione del programma.
L’identificazione con contrassegno indelebile e non asportabile dei materiali che beneficiano del contributo è a carico dei richiedenti.
Ai fini del rendiconto deve essere presentata copia delle fatture quietanzate con l’indicazione ”finanziato ai sensi del Reg. CE n. 1234/2007”.
Il pagamento degli acquisti deve essere effettuato esclusivamente con assegno o bonifico, non è ammesso il pagamento in contanti.
Per poter ottenere il contributo é necessario acquistare un numero minimo di arnie pari a 30,  corrispondente a una spesa minima ammissibile di euro 2.400,00 per ogni domanda, considerando una spesa ammessa per singola arnia pari a euro 80,00 (oneri fiscali esclusi). Il contributo massimo concedibile é pari al 60% della spesa ammessa.

Per il rispetto dei termini di presentazione della domanda fa fede la data di protocollo dell’ufficio ricevente, oppure la data del timbro postale se inviata per posta a mezzo lettera raccomandata AR.
L’ufficio competente provvede, entro 30 giorni dal termine ultimo di presentazione delle domande, a dare comunicazione agli interessati dell’avvio del procedimento. 
Per le istanze non finanziabili verrà data comunicazione motivata a tutti i soggetti interessati del mancato accoglimento.
Viene assegnata priorità alle domande presentate da aziende apistiche che hanno subito danni nell’ultimo biennio 2011-2012 (avvelenamenti) verificabili attraverso denuncia presentata presso pubblica autorità che deve essere allegata in copia alla domanda. 
Ai fini della definizione delle aziende che possono accedere al contributo, fatta salva la priorità sopra indicata, sarà predisposta una graduatoria sulla base di un punteggio complessivo assegnato nel seguente modo:

a)    imprenditori agricoli professionali PUNTI 5;
b)    giovani apicoltori che alla data di presentazione della domanda abbiano compiuto 18 anni e non ancora compiuto i 40 anni. Nel caso di istanza presentata da società il punteggio è assegnabile se la maggioranza dei soci rientra nel predetto limite PUNTI 4;
c)    aziende che effettuano nomadismo e hanno una movimentazione minima di 100 alveari PUNTI 3;
d)    apicoltori biologici PUNTI 2;

Per informazioni potete contattare il tecnico di Aspromiele Andrea Raffinetti allo 0131 250368 oppure adandrea.raffinetti@aspromiele.it

fonte: www.aspromiele.it